Blog: http://parteattiva.ilcannocchiale.it

Enzo Amendola: il medico della peste

Il caos delle primarie napoletane non è stato un brutto episodio e basta. Era qualcosa di prevedibile in largo anticipo, bastava avere un po’ di buon senso e di ragionevolezza per capire che a Napoli le primarie non sarebbero state un discutibile esercizio di democrazia ma una resa dei conti. I segnali c’erano tutti, anche il più lontano osservatore delle vicende campane del Pd li avrebbe percepiti. A Napoli il Pd è in guerra, e non ci sono guerre senza morti.

Forse qualcuno ha volutamente avallato la resa dei conti, vuoi per timore di compromettere la propria carriera politica, vuoi perché probabilmente il suo potere decisionale nel Partito democratico campano è pari al rinnovamento che ha messo in campo in questi mesi. Molti avevano sperato in una svolta politica in Campania dopo aver sostenuto con convinzione l’elezione a segretario regionale del giovane Enzo Amendola.

I fatti, dalla gestione della candidatura di De Luca a presidente della Regione Campania, fino al comportamento pilatesco che ha avuto nelle primarie napoletane, hanno fatto ricredere quanti speravano in  lui. Dopo aver ottenuto un consenso molto ampio – fin troppo diremmo – alle primarie che lo elessero segretario regionale, l’unico obiettivo perseguito dal giovane segretario è stato quello di costruire l’organizzazione del partito sul territorio campano. Di politica nemmeno a parlarne. Probabilmente l’errore è stato non comprendere che nel Pd campano la polvere per troppi anni era stata messa sotto il tappeto, e non poteva essere il tempo a risolvere qualche antica questione.

Il Partito democratico campano è da sempre lacerato da forti tensioni al suo interno, tutte di natura politica. Al segretario Amendola deve piacere “il medico della peste”, il dottore che cura l’appestato con un lungo e sottile bastone di legno, avendo cura di poggiare sotto il naso delle erbe aromatiche per purificare l’aria.

C’era e c’è una grande questione politica irrisolta: portare il Pd campano fuori dalle secche del bassolinismo e dell’antibassolinismo. Superare il bassolinismo in quanto pratica di potere per il potere; accantonare l’ antibassolinismo perché non è una linea politica.

Invocare la parola d’ordine “unità” tentando di comporre una questione politica attraverso la distribuzione di deleghe (in segreteria regionale manca solo il responsabile “sole e acqua” e poi tutti i settori sono coperti) non è una strategia ragionevole. Se è vero che Veritas filia temporis, l’emersione delle frizioni politiche mai risolte non ha tardato a manifestarsi. Forse Amendola è devoto al motto cartesiano: bene vixit qui bene latuit, ma il Pd campano pare interessarsi poco alla filosofia e, nel frattempo, ha travolto lui e la sua pretesa unità. Ovvero può essere che l’amico Enzo sia poco o nulla interessato al partito democratico campano. Ci sarebbe da chiedere al segretario regionale: cui prodest?

Il mandato di Amendola aveva come obiettivo quello di definire una nuova linea politica in Campania: ripulire il partito dalle scorie radioattive generate dal potere degli ultimi 15 anni, far emergere le migliori energie al di là delle spartizioni correntizie. Al contrario, pur avendo un forte legame con Bersani (chissà se non sia questo il problema), Amendola ha creduto di poter costruire un edificio su fondamenta precarie e logorate da tempo da una guerra fratricida.

Riconoscere i limiti dell’azione politica del segretario regionale del Pd e il suo scarso potere decisionale vuol dire anche riconoscere grandi responsabilità della dirigenza nazionale. Arginare il dissenso interno con dubbie strategie politiche ha, in realtà, dilatato lo scontro politico, e oggi del partito resta solo cinigia. In fondo Amendola quasi certamente siederà in Parlamento nella prossima legislatura. Cari democratici campani, arrangiatevi!

Antonio Bruno

Pubblicato su the Front Page il 1 febbraio 2011

Pubblicato il 2/2/2011 alle 23.44 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web