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CILENTO: LE VIE DEL CLIENTELISMO

La Campania è scossa da indagini giudiziarie ad ampio raggio e da un vuoto politico al momento incolmabile. Il sistema campano è forse giunto al capolinea, ma è proprio questa situazione di precarietà politica a rendere ancora più torbido l’orizzonte politico: nuovi equilibri possono formarsi sulle ceneri della malapolitica. Dalla “buf(era)ala” giudiziaria che ha coinvolto la famiglia Mastella, al rinvio a giudizio di Bassolino, dall’uscita di De Mita dal Pd, al semi - scoperchiamento del pentolone cilentano. C’è chi chiede le dimissioni di Bassolino, e c’è chi teme di non poter più gestire clientelarmente i fondi comunitari, chi si auspica una nuova fase nella gestione della sanità campana, e chi teme il tintillio delle manette. In tutto questo scenario da inferno dantesco, l’oasi felice del Cilento non veniva mai apparentata con le altre  realtà politiche campane. Si diveva: “Il Cilento è altra cosa rispetto alle porcherie campane…” Beati gli illusi e i non vedenti!!! Nel Cilento anche la malapolitica viene percepita diversamente rispetto a Napoli o a Salerno, siamo ancora condizionati da un passato non lontano fatto di Signori e Signorotti, di cortigiani e di suonatori di campane. Eppure una quantità rilevante di danaro pubblico si è riversata nella quiete cilentana, trasformando molti ruderi in agriturismi di facciata e vecchi casolari in bed and breackfast virtuali.

Appena sarà possibile cercherò di visitare tutte queste strutture finanziate con i nostri soldi, al fine di poter verificare se realmente sono quello per cui hanno ricevuto i contributi.

Pubblicherò sul blog il nome di tutte queste strutture e il rispettivo quantitativo economico ricevuto come contributo.

Il Parco del Cilento e del Vallo di Diano, questo carrozzone clientelare, non è stato in grado di sviluppare attrazioni turistiche alternative  alla  cucina tradizionale cilentana.  Un parco che non ha itinerari per il trakking degni di essere definiti tali, aree di campeggio organizzate, attrattive culturali che non siano cibo e/o rappresentazioni storiche dei briganti, può essere definito ancora come parco? I POR, i PIR, i PIT, sono stati utilizzati in modo da togliere ogni speranza di sviluppo. L’apparato gastroduodenale ha avuto ancora una volta la meglio sulla cultura e sulle infrastrutture. Un esempio di mancanza di progettualità è la gestione in stile circense del Piano per gli insediamenti produttivi (P.I.P.) varato dai comuni di Castelnuovo Cilento e di Salento. Manca solo il venditore di sogni, e la lista degli aspiranti beneficiari dei lotti può dirsi completa. Il Sistema Cilento, ogni allusione a SistemaCilento scpa è puramente casuale, è un’ottima cassaforte di clientele e di scambi politici. Questi parassiti che gestiscono il “potere” nel Cilento, oltre a godere di una rete clientelare di consensi creata ad hoc, beneficiano della mancanza d’ informazione, e del disinteresse foraggiato dei giovani. Il servilismo è una conditio sine qua non per essere cooptati nell’attuale compagine politica Cilentana. Diviene quindi prioritario abbattere i cadenti edifici della tradizione politica cilentana per dar respiro alle sopite speranze di rinnovamento e di sviluppo dei cilentani. E’ necessario che la gente si (ri)svegli dall’anestetizzazione praticata dalla disinformatja locale. Nell’ultimo mese nel Cilento si sono susseguiti diversi “scandali” riguardanti l’ASL Sa 3, la Comunità Montana. Beh, fermo restando il principio sancito dall’art 27 della Costituzione, sfido chi nel Cilento non abbia mai dubitato della trasparenza di queste strutture. L’aspetto che mi lascia perplesso però è l’assenza della responsabilità politica in tutte queste vicende. La magistratura non può supplire ad un compito della politica. La selezione della classe dirigente è viziata in origine dall’impossibilità di selezionare la classe politica. Nel Cilento, come del resto in larga parte dell’Italia, i cittadini non scelgono i propri rappresentanti politici, ratificano semplicemente scelte fatte da pochi.  Nel Cilento non si muove foglia se il vento non è soffiato da un omino che siede nelle stanze di Palazzo Santa Lucia (la sede del comitato d’affari volgarmente chiamata Regione), omino che al momento sta con un piede nel PD e con l’altro nella casa madre demitiana. In conclusione, qualsiasi indagine sul malaffare cilentano non può prescindere da un reale rinnovamento della politica, altrimenti cambieranno le pedine, ma il giocatore resterà sempre quell’omino suddetto!!!

Pubblicato il 19/3/2008 alle 16.38 nella rubrica Diario.

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