Blog: http://parteattiva.ilcannocchiale.it

ETICA E POLITICA...

Le vicende giudiziarie che hanno colpito la famiglia Mastella e un intero partito, se così può essere definito un gruppo parentale che raccoglie l’1,5 % dei voti su base nazionale, sono l’ennesima conferma che ormai in Italia le raccomandazioni, il clientelismo e l’invadenza della politica in tutti i settori della società sono diventati parte integrante dell’agire politico. Sul piano giudiziario quest’inchiesta presenta molti aspetti discutibili, e credo che, se la magistratura non ha in suo possesso elementi tali da poter confermare le accuse rivolte all’ex guardasigilli e alla sua corte, la delegittimazione degli organi giudiziari sarà tale da oscurare altre indagini più importanti e più delicate che riguardano il mondo della politica. Non credo che l’intento della magistratura sia quello di colpirne uno per educarne mille, perché di questi comportamenti, moralmente riprovevoli, che vengono contestati ad un convinto sostenitore della morale cattolica come Mastella, la politica ne è piena. Nell’affrontare l’affaire Mastella bisogna essere onesti intellettualmente al punto da poter affermare che se la colpevolezza dei dirigenti dell’Udeur discende dai capi di accusa emersi sui giornali nazionali, in Italia è necessario costruire carceri nuove in modo tale da poter accogliere il 95% di chi svolge attività politica.
Indipendentemente dalla colpevolezza o meno degli indagati si registra nel bel paese un’assuefazione al malcostume.

Incredibilmente si riscontrano in questi giorni manifestazioni trasversali di solidarietà all’ex Ministro, quasi come se la politica rivendicasse il suo “diritto” alla prevaricazione.  C’è un aspetto però di questa vicenda che merita più attenzione e più indignazione di quella che solitamente viene tributata alle vicende giudiziarie: il profilo etico–morale della politica. Nei paesi anglosassoni un comportamento eticamente scorretto determina la fine della carriera politica, sia esso posto in essere da un Ministro o da un semplice consigliere. In Italia, invece, gli urlatori della morale, i telepredicatori dell’oscurantismo, sono dispensati dal tenere comportamenti che abbiano un minimo di dignità etica, anzi è proprio l’amoralità che caratterizza la “virtù” del politico. La doppia morale italiana, una per chi la detta, l’altra per chi deve rispettarla, è sempre più in voga!!! Ormai rivolgersi alla politica per ottenere un vantaggio professionale viene percepito dall’opinione pubblica come un qualcosa di normale, anzi di dovuto. In che modo il merito può emergere in un contesto avvelenato da una politica mediocre ed invadente che è in grado di selezionare, o meglio di raccomandare, soltanto dirigenti e figure professionali caratterizzate dalla mediocrità? Tutto questo malcostume politico si ripercuote in malo modo sulla collettività e mina nel profondo il senso comune di appartenenza allo stato, accrescendo un individualismo esasperato che inevitabilmente riporta l’individuo ad una natura lupesca; e nello stato di natura a prevalere è sempre il più forte, nel nostro caso il più raccomandato. Questa società della disinformazione e della mediocrità antepone gli astuti ai meritevoli e invoglia continuamente a calpestare le regole. L’immoralità diffusa, l’etica del “vinci con qualsiasi mezzo”, e la piccola illegalità, scavano il solco verso un regime autoritario. La gente ne sente quasi il bisogno non rendendosi conto che una falsa democrazia, a tratti autoritaria, l’abbiamo già. Quando un Ministro si rivolge ad un altro potere costituzionale con parole di fuoco, di fatto delegittimandolo, la tripartizione dei poteri non ha più ragion d’essere, e il concetto di democrazia inesorabilmente viene sepolto. Montesquieu affermò la separazione dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, con lo spirito che essi avrebbero contribuito a garantire ad ogni uomo il godimento dei propri diritti. Oggi si assiste ad una capitis deminutio di una persona sol perché, per ragioni non troppo arcane, deve calare la testa di fronte a certe imposizioni che deve necessariamente accettare per il  fatto che se esercita una professione questo lo deve al potente di turno, al ras che in quel momento domina non solo la vita politica ma costringe a disattendere le più elementari norme di carattere etico. Se agisse in modo libero ed indipendente si troverebbe disoccupato. Con la caduta della c.d. prima repubblica ci si era illusi che sarebbe venuto un periodo di grande ritorno al rispetto della personalità e dei diritti naturali inalienabili: è stata una mera illusione. Gli uomini politici che si erano assunti l’onere di traghettare la società verso sponde di onestà e di moralità hanno aggravato la situazione perché complici di un ingranaggio che con le sue spire li ha coinvolti permettendo che il potere politico fosse dominato da un’etica di malcostume e di compromessi. La seconda repubblica sembrava dovesse essere una primavera come quella cecoslovacca ma si è risolta in un boomerang per colpa dei suoi interpreti. Gli uomini della seconda repubblica, quelli che si erano assunti l’onere di cambiare il cammino della storia sono degli sprovveduti che per la carenza di preparazione e per la mancanza di una visione politica globale stanno portando l’Italia allo sfacelo. C’è da precisare però che più della metà di questi novelli politici proviene dalle file di una democrazia che tangentopoli si era illusa di aver decapitato.

Pubblicato il 21/1/2008 alle 11.43 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web