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MAFIA: PASSATO, PRESENTE, FUTURO...

EMILIO:

La notizia dell’arresto del boss Lo Piccolo impone alcune riflessioni sullo sviluppo del fenomeno mafioso e sulle modalità di azione nella lotta alla malavita organizzata, focalizzando l’attenzione sullo stato dei rapporti tra mafia a poteri forti, politica ed economia in primis. Sono trascorsi ormai tre lustri dalla campagna stragista di inizio anni 90, un periodo durante il quale, una volta tramontate la speranze di successo della battaglia valorosamente condotta dal pool caselliano, si  è assistito tra silenzi e connivenze alla resurrezione di Cosa Nostra ed al proliferare del business malavitoso. Sotto l’accorta gestione di Provenzano sono stati messi da parte quei gesti eclatanti che rinfocolarono l’orgoglio di una nazione intera all’indomani delle stragi. Il biennio 92/93 rappresentò il punto di rottura, la soluzione di continuità nei rapporti tra mafia e poteri occulti. La cessazione degli eventi stragisti di pari passo con il rinvigorirsi del fenomeno mafioso altro non è che la manifestazione estrinseca di un nuovo equilibrio. “Qualcuno ha siglato un nuovo patto con Cosa Nostra” profetizzò Don Masino Buscetta in tempi non sospetti. Il punto è: dove è posizionato oggi l’asse di simmetria che regge suddetto equilibrio?Una recente indagine ha messo in luce il grado di potenza economica dell’impresa – mafia, definita come la più prolifica azienda italiana. Cosa Nostra non si occupa più soltanto di rastrellare e stornare proventi illeciti, ma gode dei benefici derivanti dai reinvestimenti inerenti le passate “gestioni”. Non esiste più soltanto la mafia che agisce sul territorio. La mafia oggi è nelle banche, nelle società di borsa, nelle istituzioni. Se d’un tratto la mafia venisse sconfitta il PIL italiano crollerebbe di colpo di parecchi punti. E’ possibile che lo Stato abbia definitivamente ed inesorabilmente metabolizzato il vulnus mafia? Dove finisce la mafia ed inizia lo Stato, la società civile? E’ possibile davvero ipotizzare una siffatta reductio ad unum? Difficile a credersi, ma una cosa è certa: se Cosa Nostra è oggi più potente che mai a distanza di pochi anni dalla sua crisi più dura è perché qualcosa (rectius: qualcuno) si è mosso nei palazzi del potere.

ANTONIO:

La Mafia si differenzia della altre organizzazioni criminali, non soltanto per il tipo di struttura verticistica, ma anche per l’uso della forza come deterrente contro possibili disgregazioni che si generano dal particolarismo(individualismo), garantendo in tal modo l’unità di comando e la sopravvivenza dell’organizzazione. L’arresto di Lo Piccolo non deve entusiasmare più di tanto. Il mafioso, uti singulus, non è il motore dell’organizzazione, la spinta propulsiva viene invece dalla mafiosità, se così possiamo definire l’agire pratico dell’”uomo d’onore”. L’identità mafiosa è la linfa vitale del sistema camaleontico. Cosa Nostra come ogni tipo di potere ha una propria ragion d’essere, che forse nel periodo pre-stragista poteva essere ricercata nell’alveo delle connivenze politico – economiche. Ma oggi, mutatis mutandis, la ragion d’essere della mafia coincide con quella di una parte molto influente della società italiana. La mafia sussiste in quanto mantiene sempre viva la continuità tra passato e presente. Il passato, dalla mafia contadina a quella stragista dei corleonesi, non è morto, ma vive nel presente, testimonia l’identità del mafioso. Solo a queste condizioni Cosa Nostra può essere aperta al futuro, orientare le sue esigenze nella prospettiva del nuovo, del rinnovamento, del trasformismo. L’esigenza di riciclare e gestire ingenti capitali, ha spinto l’evoluzione mafiosa al punto tale che, se 30 - 40 anni fa a causa del deficit culturale dei mafiosi bucolici  era necessaria l’ intermediazione tra mafia e potere economico o politico, oggi invece la mafia si è fatta economia, politica, società. Per questo motivo limitarsi al contrasto dell’ala (paradossalmente) meno pericolosa di Cosa Nostra, ossia l’ala militare, può apparire come uno spot di cattivo gusto, o sarcasticamente può significare: “grazie del lavoro, ma ora non ci servite più!!!” In un’economia come quella italiana il credito rappresenta  un’arma molto più persuasiva e meno eclatante di una pallottola a scopo estorsivo.  Soltanto disarticolando il quadro di poteri istituzional-economici, alimentatosi negli anni con il sangue degli onesti e nel silenzio (assenso?) assordante della politica, si potrà curare il virus mutante della mafia. Forse la reductio ad unum, che giustamente ti indignava al solo pensiero, è da molto tempo una realtà.

Pubblicato il 13/11/2007 alle 10.30 nella rubrica Diario.

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