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LA POLITICA SI RINNOVA...

L’estate torrida paventata dai nostradamus del meteo si è fortunatamente rivelata una boutade giornalistica. Piuttosto l’Italia è in fiamme, ma per questo non c’è bisogno di nessun frate indovino. Un po’ come dichiarare che la politica italiana è attesa da un autunno rovente, facile no? I tribuni del popolo non hanno perso tempo, dissotterrando il classico clichè degli affabulatori dal fiato corto: rinnovamento. Il rubicondo signore dell’estasi non esiterebbe ad esclamare: perbacco! I nostri affabulatori sono probabilmente stanchi, neanche si sforzano di camuffare la forma. Perché non adoprare, a tal uopo, la santissima lingua dei nostri Padri come, motu proprio, suggerisce il lefebvriano Benedetto XVI? “Lupus agnum edit” disse il savio lupo all’ingenuo gregge di agnelli, e tutti esclamarono: meraviglia!
Renovatio, signori, renovatio salmodiate dalle panche del parlamento.
Nessuno obietterà, nessuno ammonirà, nessuno vi accuserà di profanare la nostra lingua madre, mater omnium virtutum. Insomma, in un parla-mento tutto è lecito e, d’altronde, il linguaggio è un organismo pulsante, cangiante nei tempi e nei modi. E se la classica renovatio diventa sinonimo di “cerchiobottismo”, nulla di nuovo sotto il sole d’Italia, patria dei Gonzaga e dei Borgia, dei Machiavelli e dei cicli storici vichiani. Qua non si muore con tutti i filistei…

Questa è la terra del Partito Democratico e della “prode” Finanziaria.
Pare necessario sottolineare che, per quanto siano stati concepiti da eccellentissime menti, gli stessi rientrano nella vile categoria degli strumenti, dei dispositivi; ciò che, con felice intuizione, i parlanti inglesi chiamano device - e facciamoli contenti gli anglosassoni, questi tronfi ma lodevolmente sintetici padroni del mondo. Un partito, una manovra economica sono, per l’appunto, device, nulla più.

Il rinnovamento, al contrario, è qualcosa che rimanda all’ethos, qualcosa che mette alla prova gli autori di questi dispositivi. Insomma, renewal is not a mere device. Ah, quest’inglesi!
Agli autori dobbiamo chiedere di tradurre le loro idee in prospettive affatto nuove, di sciogliere i ceppi di un passato logoro.
Epperò sembra che il principio-guida dei nostri “cari” onorevoli  sia il trasformismo, ben altra cosa dall’auspicato rinnovamento. Accade tra queste valentissime menti che un movimento circolare sia confuso per un movimento progressivo. Una vera disdetta!

Amministrare e governare con giudizio la res publica deve essere l’atout  per gli eletti dal popolo,  ma pare che l’esercizio parlamentare offuschi la mente di questi onorevoli rappresentanti a tal punto da persuaderli che essi siano gli eletti del popolo. E da questo bizzarro bisticcio di parole, da una vocale aperta e poi chiusa in malo modo può accadere, come invero accade, che l’interesse collettivo si confonda incidentalmente in interesse personale.
Del tutto incidentale, ovviamente.

Il “popolo sovrano” resta l’idea fondativa del vi..[.]oso parlamentare, che opera sempre e comunque per il bene della collettività, fraternamente.
Tocchereste Caino, voi?
In fondo è nostro fratello, lavora per noi…

 Aristide Cherubini Giacoia



Pubblicato il 23/8/2007 alle 14.36 nella rubrica Diario.

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