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L'OSCURANTISMO CILENTANO

Molto si è scritto sul Cilento, anche da parte di chi non lo ha mai conosciuto, fermandosi solo a una semplice espressione geografica. Sono stati tanti gli autori che si sono misurati con il Cilento, ma mai hanno affrontato i motivi che hanno determinato l’isolamento e anche l’abbandono di questa terra. Sarebbe una ripetizione pedissequa e poco costruttiva il ricordare questi autori, ma la cosa che più interessa non è tanto il toponimo Cilento quanto la funzione che ha svolto nei secoli senza mai ottenere in cambio quello che sperava: la libertà e l’autonomia. Il passaggio attraverso i secoli di famiglie in famiglie ha frenato l’ansia di sganciamento delle classi meno abbienti, ritenendo queste, che la concessione della libertà ai “servi della gleba” costituisse un motivo di rivolta destinato a capovolgere le leve del comando. Quando la classe sottoposta ha preso coscienza del proprio ruolo sono apparsi i primi sintomi di rivolta: rivolta contro il signorotto, rivolta contro la Chiesa, ritenuta complice, rivolta contro ogni norma di natura etica e poi l’idea della “fuga”. Oggi, mutatis mutandis, anche se l’aspetto esteriore è sinonimo di garanzia, le condizioni sono sempre le stesse: al signorotto dell’epoca si è sostituito il potente politico, che dall’alto del suo comando domina e stabilisce a suo piacimento anche norme di condotta. I baronati sono finiti, anche se una fetta ancora persiste; le ghettizzazioni non sussistono perché i giovani, a contatto con una nuova società, hanno maturato il diritto di autodeterminarsi ed autogestirsi. Ma di fronte a questo progresso restano sempre zone d’ombra caratterizzate da un’atavica sottomissione al “signorino”, perché la tradizione esige rispetto e tolleranza!!! Alcuni hanno parlato di un momento di riscatto del Cilento ma sembra un’idea platonica… il riscatto esige una volontà, una spinta che porti a pensare, a concretizzare. Il Cilento nella sua difformità storico-culturale, nelle sue esasperate forme di campanilismo, non avrà mai potere contrattuale “politico”. Le partite si giocano sulle contrapposizioni, una forma di do ut des, ma il Cilento oggi come oggi non offre questa piattaforma politica. La più grave bestemmia per il Cilento: i figli migliori, con le loro intelligenze, sono costretti a emigrare, non trovando mezzi, risorse e spinte, per realizzare concretamente il loro sapere.


Pubblicato il 13/8/2007 alle 16.45 nella rubrica SpazioCilento.

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