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LA LEGALITA'...

I Nomadi tempo fa cantavano Dio è morto. Io oggi canterei l’onesta è morta,  dilaniata dal virus dell’illegalità diffusa, dal clientelismo strisciante, e da un senso dello stato che mal si adatta al costume italiano. Legalità significa osservanza delle leggi, cioè il rispetto delle norme democratiche che regolano la vita civile. Lo stato deve essere il primo garante della legalità, praticando quei comportamenti corretti che poi si esigono dai cittadini e assicurando alla giustizia i criminali. Quando penso però che le leggi vigenti nel nostro ordinamento sono il frutto del “lavoro” di politici, molto spesso pregiudicati, che per legge non potrebbero sedere in parlamento, mi viene da pensare che lo stato di diritto in Italia non esiste. Quando si tratta di conservare il potere il concetto di legalità viene diluito in un mare di cavilli procedurali, ahimé, validi soltanto per i pochi privilegiati. L’esempio tipico è l’On. Previti, interdetto in perpetuo dai pubblici uffici con sentenza passata in giudicato, ma tuttora parlamentare. Vaffanculo ai politici!!! Penso che come me molta gente si sia stancata si sentirli parlare di legalità, di merito, di uguaglianza. Convinciamoci che fin quando la politica  sarà di appannaggio di gente corrotta e pregiudicata, in Italia non ci sarà spazio per il merito e per la legalità. Quando all’interno di uno stato esistono caste di privilegiati non si può parlare di uguaglianza.

“Queste, allora, saranno alcune delle caratteristiche della democrazia... essa sarà, con tutta probabilità, una comunità piacevole, senza legge, variegata, che tratta tutti allo stesso modo in un rapporto di uguaglianza, che essi siano veramente uguali oppure no”.  -Platone-

“Il sentimento di giustizia è così universalmente connaturato all'umanità da sembrare indipendente da ogni legge, partito o religione”. -Voltaire-


Pubblicato il 6/7/2007 alle 13.10 nella rubrica Diario.

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