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CALANO LE TENEBRE SUL MEDIORIENTE

Storie di sangue e di morte, di guerre e di sopravvivenza, questo è il medioriente. Un luogo dove l’eterno ritorno domina lo scandire del tempo. Quando la pace è vicina, una nuova guerra si profila all’orizzonte. Fucili e  bombe, rappresaglie e  qassam prepotentemente si sostituiscono al dialogo e alla speranza, ed il grido di aiuto dei palestinesi è soffocato da interessi negoziabili solo con la morte; come se non fosse già morte vivere in un campo profughi, o vivere la quotidianità con l’incubo di saltare in aria, e dover guardare l’altro come nemico e non come un normale essere umano, che soffre allo stesso modo, sia egli palestinese o israeliano. In questi giorni assistiamo inerti all’ultima guerra intestina palestinese, sicuramente la più pericolosa, non perché potrebbe portare alla guerra civile, se non lo ha già fatto, ma perché allontana sempre di più la nascita dello stato palestinese. Beh...forse su questo punto sono d’accordo sia gli israeliani che i siriani e gli iraniani. Nessuno vuole lo stato palestinese, maggiormente i paesi musulmani come Siria ed Iran, sempre più isolati nell’ambito della comunità internazionale. Agitano la clava della questione palestinese in pubblico, ma in privato finanziano la guerriglia, ossia l’instabilità. Lo Stato Palestinese significa la fine del logorio anti-occidentale, perpetrato lentamente da siriani e iraniani, che usando i palestinesi vogliono arrivare al negoziato diretto con gli americani. Gli americani intanto non fanno niente per risolvere questa crisi, forse perché un medioriente instabile conviene economicamente, o forse perché la lobby ebraica è troppo potente ed influente alla Casa Bianca. Dal lato israeliano assistiamo ad un cambiamento di strategia, non più attacchi preventivi, che potevano avere come conseguenza la compattazione delle fazioni palestinesi. Ora Israele si comporta come una persona seduta sulla riva del fiume che osserva, inerte, annegare migliaia di persone. Quante volte i palestinesi rimpiangono di non aver accettato gli accordi di Camp David, tra l’allora premier israeliano Barak ed Arafat. Il 90 % della West Bank, l’intero territorio della striscia di Gaza, sono offerte irrifiutabili. Nessun governo israeliano le rifarà. Oggi Barak è ministro della difesa israeliano, ed ha gia pronto nel cassetto della sua scrivania il piano d’invasione della striscia di Gaza…l’eterno ritorno !!!

Pubblicato il 26/6/2007 alle 13.32 nella rubrica Diario.

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