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L'ITALIA GERONTOCRATICA

di Emilio Prinzo


Si è spesso discusso, negli ultimi tempi, dell’invecchiamento della nostra classe politica, confrontando i dati anagrafici dei nostri politici con quelli delle altre democrazie occidentali, e non sempre analizzando a fondo le radici di tale problema. Non che rappresenti di per sé un problema la copertura di determinati incarichi da parte di soggetti in età avanzata. Lo diviene nel momento in cui viene ad essere una condizione sistematica e generalizzata per l’accesso a posizioni di potere, privando il Paese dell’apporto prezioso di una larga fascia della popolazione (allo stesso modo di come avviene per l’indice di partecipazione femminile alla politica) e facendo sì che la giovane età diventi una condizione di minorità rispetto all’esercizio dell’attività politica. A giudizio di chi scrive le cause dell’anzianità della nostra classe politica, lungi dall’essere esclusivamente riconducibili a fattori demografici, possono meglio comprendersi proprio analizzandone i connotati sistemici. In altre parole, la gerontocrazia fa il paio con l’assenza di meritocrazia e con la logica clientelare che presiede alla gestione delle posizioni di potere in Italia. E’ evidente che il talento, le capacità operative, la competenza professionale, sono fattori in sé indipendenti rispetto all’età. L’età diviene un fattore decisivo nel momento in cui il merito soccombe di fronte al lobbismo e alle logiche di appartenenza ad un network. Senza contare la totale assenza di democraticità all’interno dei partiti. Questi rilievi emergono analizzando anche la nostra classe dirigente amministrativa, nonchè quella industriale (tanto nel pubblico quanto, meno per la verità, nel privato), dove pure si pone un problema di età e le conoscenze spesso fanno più curriculum che la produttività. Basti pensare ai superpagati manager pubblici, i cui nomi ricompaiono ciclicamente, non sempre accompagnati da risultati di gestione ragguardevoli. E’ di pochi giorni fa la notizia che Blair, all’età di 54 anni e a seguito di due mandati e mezzo, si ritirerà a vita privata. Da noi, che si vincano o si perdano le elezioni, un posto  da occupare o la possibilità di una ricandidatura ci sono sempre. Questo perché essendo la gestione delle cariche nel più dei casi, come detto, meramente clientelare, l’istinto tipico del politico italiano diviene quello dell’autoconservazione e questo fa sì che in Italia la politica sia un mestiere a tutti gli effetti  e che la nostra classe politica sia una casta privilegiata . Ecco così che per poco non ci ritrovavamo persino alla presidenza del Senato, l’on. Andreotti, il quale gode di ottime credenziali: l’ètà, l’aver occupato numerosi incarichi di potere, nonché la mafiosità, che fa sempre curriculum…Cantavano gli Area 30 anni fa, in un pezzo titolato proprio Gerontocrazia:”Col potere delle cose posso avere la tua vita controllata e si chiama libertà”. Quello che noi giovani dobbiamo scongiurare in questo momento storico è proprio l’omogeneizzazione acritica al pensiero dominante dei gerontocrati, perché solo noi abbiamo in mano il potere di un effettivo cambiamento della partecipazione alla vita pubblica. E’ per questo che noi di ParteAttiva ci battiamo per una rivoluzione nella cultura e nei costumi di questo Paese che ponga in primo piano i valori della moralità, della legalità, del senso civico e dell’operosità. E’ per questo che diciamo no al clientelismo, alla corruzione, ad un sistema che ci sta trascinando in un baratro da cui sarà impossibile risalire. Ribelliamoci finchè siamo in tempo.

Pubblicato il 21/5/2007 alle 23.39 nella rubrica Diario.

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