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IN FUGA DAL CILENTO

di Antonio Bruno ed Emilio Prinzo


Una recente ricerca della CGIL Salerno ha riportato dati alquanto sconfortanti relativi allo spopolamento dei piccoli comuni montani dell’entroterra cilentano. Si tratta di una zona che possiede risorse di rilevante interesse storico-naturalistico, che meriterebbero certamente  maggiore attenzione e valorizzazione di quanta gliene sia stata riservata finora in concreto. Una zona che sembra destinata a cristallizzarsi in una dimensione rurale, caratterizzata da disoccupazione, isolamento, condizioni di viabilità estreme, squilibri demografici, che minano lo sviluppo dell’area e di conseguenza dell’intero territorio del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. I comuni monitorati dalla ricerca sono 50. Si è calcolato che la generazione del 2006 non riuscirà a formare una prima classe elementare. La popolazione residente è calata complessivamente di 10000 unità. Una situazione difficilmente risolvibile per iniziativa dei singoli comuni. Purtroppo le politiche del parco non hanno mai inciso in maniera positiva per effetto di una gestione delle risorse troppo spesso priva di oculatezza, di equilibrio e di una solida progettualità di fondo. I fondi non mancano, basti pensare agli stanziamenti erogati attraverso il PIT e il POR, nonché ai finanziamenti ordinari e straordinari del Parco, ma sono sovente male utilizzati o risucchiati da pratiche clientelari. La Regione Campania ha emanato, nel rispetto della l.r. n.4 del 1998, il bando per l’assegnazione degli incentivi per il riequilibrio demografico dei centri montani (BURC n.10 del 12 febbraio 2007) impegnando 2.800.000 euro. Il Bando prevede “l’erogazione di un contributo sulle spese di acquisto, recupero e/o costruzioni di immobili da destinare ad abitazione principale ai soggetti che stabiliscono la propria residenza a dimora abituale, unitamente alla propria attività economica, nei comuni montani di cui all’elenco allegato al bando”, elenco di cui fanno parte 38 dei 50 comuni oggetto della ricerca. Iniziative come questa, di incentivi al reinsediamento, possono giovare solo se accompagnate da politiche specifiche tese al risanamento dei problemi strutturali dell’area, che non si risolvano nei soliti finanziamenti a “pioggia” ma  mirino a convogliare  le risorse in progetti dotati di effettivo coordinamento e programmaticità. E’ illusorio pensare di poter incidere significativamente con progetti a breve termine senza affrontare le questioni strutturali che minano lo sviluppo del territorio, quali la mancanza di infrastrutture, l’assenza di un serio programma di incentivi al turismo di qualità, ma soprattutto la mancanza di un programma di formazione lavorativa per i giovani. Tutte queste proposte  sono destinate a rimanere utopie se non si estirpa la piaga sociale del clientelismo, che è il vero nemico dello sviluppo del nostro territorio. Una classe politica mediocre è capace di selezionare soltanto amministratori mediocri.

Pubblicato il 9/5/2007 alle 21.23 nella rubrica SpazioCilento.

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