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LA DISINFORMAZIONE: STRUMENTO DEL POTERE

In un Paese normale dove chi fa le leggi le rispetta pure, vietare la pubblicazione delle intercettazioni può essere anche una cosa giusta. Se invece ciò viene fatto in un Paese dove c’è poca libertà di informazione, dove la politica è allergica alla verità, allora c’è da preoccuparsi. Chissà come mai c’è un consenso trasversale sul ddl riguardante le intercettazioni,  mentre per riforme che servono veramente al paese non si riesce mai a trovare un accordo? Vi siete mai chiesti perché ogni volta chè c’è un’inchiesta che riguarda i politici, viene montato ad arte un caso mediatico per distogliere l’attenzione dei cittadini? A posto di parlare delle vicende giudiziarie di Andreotti e Berlusconi, si è parlato e si parla ancora di Cogne; scoppia il caso Fiorani – Consorte, ma le intercettazioni tra i politici (D’Alema-Consorte, Berlusconi-Fiorani) non vengono pubblicate perché nel frattempo viene montato lo scandalo Vallettopoli.In Cina c’è la censura anche su internet; in Italia il ministro Fioroni sostiene che internet è una forma di dipendenza e serve una regolamentazione. Fra poco anche internet sarà limitato!!! La libertà di informazione è un indicatore del tasso di democrazia in uno stato; meno ce n’è, più libertà hanno i politici.


UNITI CONTRO IL NEMICO
di Emilio Prinzo

Chi le leggi-vergogna è abituato a farle non ha difficoltà a votarle. Chi, invece, le leggi-vergogna promette di abrogarle dovrebbe quantomeno guardarsi dal promuoverne ulteriori. Ma tant’è, ogni giorno che passa  il divario tra la maggioranza e il suo elettorato rischia di tramutarsi in voragine. Il testo del DDl recante  "Disposizioni in materia di intercettazioni telefoniche ed ambientali e di pubblicità degli atti di indagine” è passato alla Camera quasi all’unanimità. Ci sarebbe da chiedersi come mai questa unità di vedute su un tale provvedimento, quando si è disposti finanche a rinnegare le proprie posizioni tradizionali per ragioni di opportunismo politico (v. Afghanistan e liberalizzazioni). Semplice: quando ci sono in gioco gli interessi di un’intera classe dirigente, allora eccoli tutti uniti contro il nemico, sia esso un giornalista invadente o un magistrato rompiscatole. Questo DDL rappresenta l’ennesimo durissimo colpo a quel poco che resta della libertà di informazione in questo Paese, un provvedimento potenzialmente in grado di sancire la fine della stessa cronaca giudiziaria. Il ràs di Ceppaloni esulta:”E’ un momento esaltante della nostra attività parlamentare”, tra il giubilo dell’opposizione, Pecorella in primis, che parla di “un’ottima riforma” e se lo dice lui c’è di che stare tranquilli…Vediamo un po’i punti salienti di questa “ottima riforma” che tocca sia il Codice Penale che il Codice di Procedura penale.Per quanto riguarda la pubblicità degli atti d’indagine:
-“è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.Ad oggi gli atti sono pubblicabili quando diventano conoscibili all’imputato.
-"È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare.”
- E' vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, dei provvedimenti emessi in materia di misure cautelari; di tali provvedimenti è tuttavia consentita la pubblicazione nel contenuto dopo che la persona sottoposta ad indagini ovvero il suo difensore ne abbiano avuto conoscenza.";
- “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”. (Sic!)
Come si vede l’area degli atti di cui è vietata la pubblicazione viene allargata a dismisura. Ma il DDL interviene anche sul fronte delle sanzioni, prevedendo per il giornalista che violi il divieto di pubblicazione l’arresto fino a 30 giorni o un’ammenda che va dai 10000 ai 100000 euro. Se queste disposizioni fossero state già in vigore negli anni precedenti non avremmo saputo nulla dei vari Fiorani, Consorte, Sacchetti, Pollari, etc…e non sapremmo nulla nemmeno delle accuse mosse a Dell’Utri o a Wanna Marchi nei rispettivi dibattimenti.Per quanto riguarda più strettamente le intercettazioni, queste potranno essere disposte solo su autorizzazione del GIP, a seguito di autonoma valutazione da parte di quest’ultimo.Diminuiscono in maniera esponenziale i centri d’ascolto, d’ora in poi saranno uno per ogni distretto giudiziario. 15 giorni è il periodo massimo di durata delle intercettazioni, prorogabile fino a tre mesi, un’inezia per le operazioni volte a scovare i sistemi più intricati e complessi, si pensi a Vittorio Emanuele, cui si è arrivati per caso dopo 2 anni di intercettazioni. E’ previsto inoltre l’invio entro il 31 marzo di ogni anno di una relazione da parte del capo della Procura sulla gestione delle spese per intercettazioni al Ministro il quale la invierà a sua volta alla Corte dei Conti per il controllo dei costi. Questa è bella. In un paese dove gli sperchi si sprecano, mi si scusi il bisticcio di parole, dove, tanto per fare un esempio, si spende 1 miliardo di euro in Campania per l’emergenza rifiuti riuscendo nella ragguardevole impresa di peggiorare la situazione, ci si preoccupa del costo delle intercettazioni, quando ci sono procure che non hanno nemmeno le fotocopiatrici. La domanda è: era davvero così urgente e necessaria questa legge? E per che cosa? Per garantire la privacy? Di chi? La legge sulla privacy esiste da 15 anni in questo Paese. La mandino a bere a qualcun altro. Esiste piuttosto un principio di deontologia professionale del giornalista che sancisce la proporzionalità inversa tra tutela della privacy e notorietà pubblica del soggetto, principio largamente applicato negli Stati Uniti, ad esempio. E’ più meritevole di tutela il diritto dell’imputato, dell’indagato, o dell’intercettato alla riservatezza o il diritto del cittadino ad essere informato? Io, cittadino, elettore, non ho diritto di venire a conoscenza di un comportamento, penalmente rilevante, o anche solo deontologicamente scorretto, di persone che ricoprono funzioni di rilevante interesse pubblico? Non ho dìritto a conoscere i fatti e farmi legittimamente un’opinione? No, evidentemente. Le intercettazioni sono troppo chiare, troppo evidenti, meglio impedire di pubblicarle, se proprio non si può eliminarle o renderle totalmente inoffensive…Potrebbe essere questo il prossimo passo. I giornalisti non sembrano pienamente consci del problema, mentre gli editori, per motivi facilmente intuibili, sono contenti così. In attesa del passaggio al Senato, almeno noi comuni mortali, facciamoci sentire.


Pubblicato il 25/4/2007 alle 19.9 nella rubrica Cultura.

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