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TELECOM: L'INCIUCIO CONTINUA...

di Emilio Prinzo


La vicenda Telecom sta assumendo prospettive davvero inquietanti, in virtù dell’ipotesi  ventilata di una cordata avente come protagonisti Colaninno , “protetto” di D’Alema, e Berlusconi, il cui strapotere non sembra mostrare cedimenti. Il problema non riguarda solo Berlusconi ed il suo macroscopico conflitto d’interessi. La verità è che questa vicenda, anche in riferimento al recente passato dell’azienda,  mostra uno dei tanti volti di un sistema-paese oramai alla deriva, dominato dall’inefficienza, dall’affarismo, dall’illegalità , con un sistema produttivo sempre più fiacco e con enormi piaghe sociali. Montezemolo s’indigna se Bertinotti dice che il capitalismo italiano è impresentabile. Siamo seri. Scatole cinesi, patti di sindacato, manager superpagati e salari da fame, evasione e falsi in bilancio in allegria, padrinaggi politici, cartelli, servizi scadenti, morti sul lavoro, percentuali di investimenti stranieri sconfortanti,, far west borsistico e chi più ne ha più ne metta…Se questo è il capitalismo italiano…La vicenda di Telecom a riguardo è illuminante. Un’azienda privatizzata sciaguratamente,  acquistata a debito e rivenduta (svenduta), nemmeno uno scandalo come quello delle intercettazioni è stato in grado di scomodare una dirigenza di affaristi arraffoni, troppo impegnati a distribuire dividendi e stock options, nonostante il debito enorme che si è tentato di risanare a colpi di cessione di rami d’azienda e fuori da ogni logica d’investimento. Poi, non appena si profila l’eventualità di una cessione ad operatori stranieri,ecco che interviene la politica, si sbandiera ai quattro venti l’italianità  dell’impresa e si chiede addirittura aiuto a Berlusconi, allo scopo reale di non spezzare l’insano network politica-finanza-imprenditoria,che falsa le basilari regole di concorrenza. La  vicenda ricorda da vicino quella dell’estate di due anni fa. Ma se davvero dovesse concretizzarsi l’ipotesi di una partecipazione di Berlusconi, anche minima, in Telecom il governo sarebbe gravemente responsabile e dovrebbe renderne conto ai suoi elettori, in primo luogo la dirigenza DS che da 15 anni ci prende per il culo sul problema Berlusconi, cedendo ad ogni infimo compromesso, predicando bene e razzolando male. I signori D’Alema, Fassino e i loro amiconi andrebbero cacciati via a pedate, altro che PD. Una sinistra veramente moderna non può prescindere dalla questione morale, che è la questione chiave dei nostri tempi, ed è incompatibile con questi soggetti. Contro questi personaggi è giunto il momento di alzare la voce. O vogliamo restare a guardare anche questa volta?




Pubblicato il 20/4/2007 alle 12.26 nella rubrica Cultura.

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