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AUTORE

  • ANTONIO BRUNO

DAI UN'OCCHIATA A...:


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" GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO. RESTANO LE LORO TENSIONI MORALI E CONTINUERANNO A CAMMINARE SULLE GAMBE DI ALTRI UOMINI"

"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo."-
Pier Paolo Pasolini

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Il Crepuscolo degli idoli  di F. Nietzsche
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Poteri forti di Ferruccio Pinotti
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"Combattere e vincere 100 battaglie non è prova di suprema eccellenza, la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere" -Sun Tsu-



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"In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a vivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E' la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".
-Tratto da Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani-

"Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo,non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".- Pier Paolo Pasolini

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31 maggio 2007

L'AGONIA DELLA POLITICA...

Da un’analisi generale della situazione politica e sociale dell’Italia, emerge un quadro molto negativo. La disaffezione dei cittadini nei confronti della politica non può essere contestata da chi, come i politici, rappresentano la causa di essa; la tanto evocata perdita di valori come l’uguaglianza, la legalità, la fratellanza, mi porta a pensare che molta gente in Italia non si riconosce in tali principi. Stiamo assistendo ad un fenomeno di spontaneismo confessionale da parte dei politici, che sentendosi in pericolo, giorno dopo giorno si avvicendano nel criticare l’attuale sistema politico, come se essi non fossero parte integrante di questa, che mi viene difficile definire, politica. Quando sento dire “si stava meglio quando si stava peggio”, non riesco neppure ad indignarmi, perché evidentemente noi cittadini ci meritiamo questa classe dirigente. Il colpo di spugna sulla storia è una pratica diffusissima tra chi, senza nemmeno una conoscenza dei fatti, si erge a paladino del buon operato dei partiti politici della prima repubblica. Pur cercando di capire il senso di prima e seconda repubblica, vi devo confessare che non ci sono riuscito. In Francia il passaggio dalla quarta alla quinta repubblica operato dal generale Charles de Gaulle, segnò una netta discontinuità tra le diverse epoche storico-politiche, essendo stato introdotto il semi-presidenzialismo, che ancora oggi assicura stabilità e governabilità. In Italia cosa è cambiato a seguito di tangentopoli? Si è passati dal proporzionale con preferenza, al maggioritario con una quota del 25% di proporzionale, per poi ritornare con la legge elettorale(la c.d porcata di Calderoli) ad un proporzionale con liste bloccate(ossia autoreferenzialità). Praticamente non è cambiato niente!!! La classe politica di oggi è figlia di quel sistema politico, da sinistra a destra. D’Alema era gia molto influente nel PCI, Prodi era presidente dell’Iri, un terminale economico del CAF, Casini era il portaborse di Forlani, Berlusconi era lo sponsor di Craxi, Mastella rientrava nelle seconde linee della DC, Fini era segretario del M.S.I, gli uomini della Margherita erano uomini della DC. Perché ancora oggi i politici si ostinano a parlare di seconda repubblica se tutto è rimasto come prima. Prima si rubava con le tangenti, oggi si ruba con il clientelismo, con le consulenze, con i consiglieri di amministrazione. Forse i politici non si rendono conto che cercando di coinvolgere i cittadini nelle loro contrapposizioni, producono soltanto disinteresse. Non sono più credibili, le ripetute menzogne che ci propinano non sono come i reati che loro commettono, non vanno in prescrizione, ma provocano soltanto rabbia e disprezzo. In questo momento ci vorrebbe per i politici una decreto di espulsione dal parlamento, simile a quello che viene inferto agli extracomunitari senza permesso di soggiorno. In Italia non si pagano le tasse, e questo è vergognoso, ma se i soldi dei cittadini devono essere spesi per consolidare e accrescere il potere dei politici, con quale coraggio si porta avanti la lotta all’evasione fiscale? La mafia non è nient’altro che un partito politico che riceve consensi e appoggi da sinistra e da destra. Falcone, Borsellino e tutti quelli che sono morti per la legalità, non li ha uccisi la mafia, li ha uccisi la politica. Vi siete mai chiesti perché nessun partito politico pone come priorità nel suo programma di governo, la lotta alla mafia?




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27 maggio 2007

LA FEDE IN SOFFITTA...

TITOLO: La Fede in soffitta

AUTORE: Fatigati

ANNO: 1963


La natura morta acquista nel Fatigati la forza evocatrice della parabola. Questa tela, certamente non memorabile, rivela comunque la sua straordinaria capacità nel raccontare il vangelo dell’esistenza quotidiana. La fede non è un contenuto dottrinale, bensì un modo di essere, di sentire, di guardare la realtà e di darle un significato.

La sua poetica figurativa dichiara più di mille tomi la sacralità del quotidiano. Come nelle parabole, la superficie grumosa non enuncia, mostra. Se l’arte, in una prospettiva eminentemente nietzscheana, è l’accadere fondamentale di ogni Ente, allora il “fare” di Fatigati è forza che crea, la forma somma della volontà di potenza. E questo vale per tutta l’opera, valentissima, del Fatigati.

Non sembrerà inutile confrontare questa tela con un’opera di Van Gogh “Bibbia aperta con candeliere e romanzo” del 1885.

Le due composizioni si riallacciano, pare evidente, alla natura morta del Seicento olandese e, in particolare, alla tradizione iconografica della vanitas. Da queste premesse giungono, tuttavia, a conclusioni affatto diverse.

Nel Van Gogh v’è una consapevolezza che apre la composizione a un potenziale sovversivo che disinnesca ogni finalità moralistica, trasformandosi in un convincente autoritratto; nel Fatigati, diversamente, la vanitas si tra-veste di una realtà quotidiana lontana nello spazio e nel tempo che ne tradisce la finalità per mostrare la raminga sacralità del quotidiano. C’è consunzione in questa tela, e questo prescinde da ogni perfezione estetica. Perché nell’arte si decide che cosa è la verità, e per Fatigati – come per i greci di Pericle - non c’è bisogno di alcuna estetica.

Il nòstos di Fatigati, il suo erratico viaggio alla ricerca di un’immagine simbolica, archetipale, prende forma nell’incanto di una pittura parca e difficile, una pittura non gestuale, fatta di neri combusti, di rossi e ocre che evocano fragranti paesaggi dell’anima.

 

                                                                                                                                                      C D C




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24 maggio 2007

MEGLIO PARLARE D'ALTRO...

Ultimamente in Italia il dibattito politico verte esclusivamente sul concetto di famiglia, come se il riconoscimento dei diritti civili ai conviventi e agli omosessuali segnasse la fine della famiglia tradizionale.  Noto sempre più spesso che le grandi manovre finanziarie invece non godono della stessa risonanza mediatica e politica riservata ai Dico. In un anno di governo Prodi ci sono state ben due fusioni bancarie, quella tra Unicredit e Capitalia, e quella tra San Paolo Imi e Banca Intesa; la Telecom è stata acquistata da Telefonica e da una cordata di banche italiane, l’Eni ha fatto acquisti in mezzo mondo, l’Enel ha stipulato accordi con la Russia di Putin; ma tutte queste operazioni fino ad oggi non hanno portato alcun beneficio ai cittadini italiani. L’Eni riesce a strappare accordi trentennali per la fornitura di gas, ma noi italiani siamo quelli che lo pagano di più in tutta Europa; l’Enel genera profitti per i propri azionisti, ma in Italia la produzione di energia da fonti rinnovabili è irrisoria ed il costo dell’energia è alto. Ma non eravamo il paese del sole? In Germania incentivano l’installazione dei pannelli solari, da noi no. Le banche italiane si rafforzano, Unicredit-Capitalia ha un capitale da 100 miliardi di euro che le consente di essere la banca più grande della zona euro, ma in Italia il costo del conto corrente è il più alto in Europa. Bel mercato!!! In Italia si fanno i soldi, e poi li investono all’estero. Il fatto più assurdo è che la politica si preoccupa di salvaguardare l’italianità delle banche, delle aziende, ma non si preoccupa di tutelare i consumatori. Telecom Italia è uno dei pochi operatori telefonici, se non l’unico in Europa, che gode di un’entrata garantita, indipendentemente dal consumo del cliente: il canone fisso di 30 euro a bimestre. Questa è l’italianità!!! L’Eni fattura miliardi di euro, compra giacimenti di gas e di petrolio in tutto il mondo, ma in Italia il costo della benzina è tra i più cari d’Europa. Ovviamente per chi guadagna, come i politici, 15000/20000 euro al mese queste questioni non rappresentano un problema, ma per i loro datori di lavoro certamente lo sono. Il debole Prodi, si sta rivelando più forte di quanto lo si credesse, e questo genera non pochi malumori tra i partiti più grandi dell’Unione, che come deterrente all’avanzata prodiana, agitano la clava delle larghe intese. Questa è la riprova che il centro-sinistra si è berlusconizzato, quasi come sei ci fosse una sudditanza psicologica nei confronti del piazzista di Arcore, tale da generare complessi di inferiorità colmabili solo attraverso politiche che di sinistra hanno ben poco; basti pensare alla proposta del governo di tagliare il cuneo fiscale anche alle banche e alle assicurazioni…come dire, un regalo per il protagonismo finanziario delle banche, sempre più imprenditrici che istituti di credito.




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21 maggio 2007

L'ITALIA GERONTOCRATICA

di Emilio Prinzo


Si è spesso discusso, negli ultimi tempi, dell’invecchiamento della nostra classe politica, confrontando i dati anagrafici dei nostri politici con quelli delle altre democrazie occidentali, e non sempre analizzando a fondo le radici di tale problema. Non che rappresenti di per sé un problema la copertura di determinati incarichi da parte di soggetti in età avanzata. Lo diviene nel momento in cui viene ad essere una condizione sistematica e generalizzata per l’accesso a posizioni di potere, privando il Paese dell’apporto prezioso di una larga fascia della popolazione (allo stesso modo di come avviene per l’indice di partecipazione femminile alla politica) e facendo sì che la giovane età diventi una condizione di minorità rispetto all’esercizio dell’attività politica. A giudizio di chi scrive le cause dell’anzianità della nostra classe politica, lungi dall’essere esclusivamente riconducibili a fattori demografici, possono meglio comprendersi proprio analizzandone i connotati sistemici. In altre parole, la gerontocrazia fa il paio con l’assenza di meritocrazia e con la logica clientelare che presiede alla gestione delle posizioni di potere in Italia. E’ evidente che il talento, le capacità operative, la competenza professionale, sono fattori in sé indipendenti rispetto all’età. L’età diviene un fattore decisivo nel momento in cui il merito soccombe di fronte al lobbismo e alle logiche di appartenenza ad un network. Senza contare la totale assenza di democraticità all’interno dei partiti. Questi rilievi emergono analizzando anche la nostra classe dirigente amministrativa, nonchè quella industriale (tanto nel pubblico quanto, meno per la verità, nel privato), dove pure si pone un problema di età e le conoscenze spesso fanno più curriculum che la produttività. Basti pensare ai superpagati manager pubblici, i cui nomi ricompaiono ciclicamente, non sempre accompagnati da risultati di gestione ragguardevoli. E’ di pochi giorni fa la notizia che Blair, all’età di 54 anni e a seguito di due mandati e mezzo, si ritirerà a vita privata. Da noi, che si vincano o si perdano le elezioni, un posto  da occupare o la possibilità di una ricandidatura ci sono sempre. Questo perché essendo la gestione delle cariche nel più dei casi, come detto, meramente clientelare, l’istinto tipico del politico italiano diviene quello dell’autoconservazione e questo fa sì che in Italia la politica sia un mestiere a tutti gli effetti  e che la nostra classe politica sia una casta privilegiata . Ecco così che per poco non ci ritrovavamo persino alla presidenza del Senato, l’on. Andreotti, il quale gode di ottime credenziali: l’ètà, l’aver occupato numerosi incarichi di potere, nonché la mafiosità, che fa sempre curriculum…Cantavano gli Area 30 anni fa, in un pezzo titolato proprio Gerontocrazia:”Col potere delle cose posso avere la tua vita controllata e si chiama libertà”. Quello che noi giovani dobbiamo scongiurare in questo momento storico è proprio l’omogeneizzazione acritica al pensiero dominante dei gerontocrati, perché solo noi abbiamo in mano il potere di un effettivo cambiamento della partecipazione alla vita pubblica. E’ per questo che noi di ParteAttiva ci battiamo per una rivoluzione nella cultura e nei costumi di questo Paese che ponga in primo piano i valori della moralità, della legalità, del senso civico e dell’operosità. E’ per questo che diciamo no al clientelismo, alla corruzione, ad un sistema che ci sta trascinando in un baratro da cui sarà impossibile risalire. Ribelliamoci finchè siamo in tempo.




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19 maggio 2007

DAL CAPORALATO ALLA POLITICA

In Italia ultimamente è balzato alle cronache il problema del “caporalato". Noto sempre più spesso che tale pratica viene associata allo sfruttamento degli immigrati irregolari, e da tutti i pulpiti dei benpensanti viene ripudiata in nome della dignità umana. Mi chiedo se alle parole, in questo caso, seguano i fatti. La lotta all’immigrazione clandestina deve essere fatta con coerenza, altrimenti ci ritroviamo nella situazione paradossale in cui da un lato criminalizziamo i clandestini, come se gli unici in Italia a compiere reati fossero loro, dall’altro però li facciamo lavorare nei cantieri e nelle terre, sottopagati, schiavizzati, eludendo tutte le norma sul lavoro. Ovviamente  da questa situazione ignobile gli unici a trarne benefici sono gli imprenditori. Questo problema non tocca soltanto i clandestini, perché tra essi ed un qualsiasi cittadino italiano che lavora in nero, non per propria scelta, non c’è nessuna differenza, se non quella di essere quest’ultimi, titolari in astratto di diritti e doveri sanciti dalla Costituzione. Un operaio non assicurato che cade da un’impalcatura in un cantiere non a regola, sicuramente riceverà lo stesso trattamento da parte del responsabile, ossia abbandonato a se stesso, indipendentemente che sia clandestino o italiano.
In Italia nell’ultimo anno sono aumentati i morti sul lavoro del 2%. In questa statistica rientrano però soltanto quelli che sono stati dichiarati. Quanti incidenti sul lavoro non vengono dichiarati? Troppi per un Paese che si definisce civile. Il lavoro nero ammazza ogni giorno, droga l’economia, fa arricchire i datori di lavoro con il sangue e le frustrazioni della dei lavoratori. I veri nemici della famiglia sono il precariato e il lavoro nero, non i Dico. Ma questi temi non portano voti, sono controproducenti.Questa premessa è significativa per introdurre il vero oggetto di questo intervento: l’intermediazione nel mondo del lavoro. Abbiamo capito che l’intermediazione tra il clandestino e l’imprenditore si chiama caporalato. Invece l’intermediazione tra il cittadino italiano e il lavoro come si chiama? Io credo che pur assumendo varie denominazioni, il suo vero nome sia politica. E’ triste constatare che specialmente nel meridione non c’è un rapporto diretto tra il lavoratore ed il lavoro. L’accesso ad ogni genere di mansione, da quella più bassa a quella più alta, viene filtrato dai politici, come se soltanto loro potessero stabilire a chi spetta un determinato lavoro, in virtù di un potere conferitogli direttamente da un’Entità trascendentale!!!. E’ uno schifo. Chi non è disposto a scendere a patti con la politica, e a mettersi sotto i piedi la propria dignità, ha una sola alternativa andarsene. Ma anche in questa ingiustizia se ne cela un’altra: chi non ha i soldi per affrontare un viaggio, un periodo di attesa lavorativa, è costretto a chiedere il lavoro al politico di turno. Ed è proprio su queste persone che i politici speculano, facendo apparire ciò che è un diritto un favore. Detto questo però si deve acclarare che questo circolo vizioso si nutre anche della mancanza di aspirazione di molti ragazzi, che non sono neanche sfiorati dall’idea di potersi realizzare con i propri mezzi. Quest’arrendevolezza congenita è figlia di una mentalità becera che vede nel “posto fisso” il punto di arrivo e non il punto di partenza. Soltanto se tutti i cittadini, trovandosi in uno stato di aspirazione ad un lavoro, scegliessero la legalità come criterio di competizione, si potrebbe debellare la piaga del clientelismo. Fin quando ci saranno furbi e disonesti sarà sempre pieno il serbatoio dove i politici profittatori potranno attingere. Sento il bisogno di indignarmi dinanzi alla disonestà. Ormai non credo più alle parole dei politici professionisti del poltronismo. E’ ora di svegliarci da questo lungo sonno. STOP AL CLIENTELISMO.




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18 maggio 2007

CONFLITTO DI SOPRAVVIVENZA

di Antonio Bruno ed Emilio Prinzo


Finalmente Clemente Mastella Poltrona, ha scoperto le sue carte. Come d’incanto a pochi giorni dalle amministrative, il Ministro ha deciso di astenersi dalla votazione sul ddl riguardante il conflitto d’interessi. Povero Berlusconi, Mastella vuole farlo diventare ancora più ricco e potente… sembra quasi una maledizione!!! In quale Paese civile e democratico un sistema elettorale consente ad un partito insignificante come l’Udeur, anche solo di esistere?Ebbene da noi non solo esiste, ma tiene in scacco il Governo e si può permettere di usare la legge elettorale stessa come arma di ricatto per beceri fini di opportunismo politico (politico nel senso prettamente italico del termine, vale a dire gestione della cosa pubblica a proprio uso e consumo), al riparo da concetti come l’etica, la coerenza, la trasparenza politica, per la verità non molto diffusi nemmeno tra il resto dei colleghi. Questa è l’Italia, se con lo 0,8 puoi controllare Telecom, che c’è di strano se un partito dell’1,4% tiene in mano le sorti del Governo e del Paese?Da elettore di centro-sinistra mi chiedo come sia possibile che il capo di un “partito” che si attesta a meno del 1.4% faccia il Ministro della Giustizia in un periodo storico caratterizzato da una strisciante delegittimazione della magistratura, da leggi ad personam, contra personam e da riforme piduiste. Questa scelta non è altro che l’evidente dimostrazione della scarsissima sensibilità da parte del centro-sinistra nei confronti dei gravissimi problemi che affliggono il nostro sistema-giustizia, il più disastrato in Europa. Ma questo, per chi non è solito sbandierare ad ogni occasione il vessillo della superiorità morale, non è certo un mistero, visto che i temi della giustizia sono quelli maggiormente attraversati da striscianti trasversalismi, segno evidente di scheletri nell’armadio da parte dei nostri…Non c’è paese al mondo dove un “partito”,  pur di cavalcare l’onda del potere, cambi ad ogni elezione schieramento. Oggi è al governo, ma contemporaneamente alle elezioni comunali di vari centri della Campania appoggia il centro-destra. Ma cosa vuole di più? Una legge elettorale con sbarramento dell’1%?  Non contento il lider maximo ha chiesto che la presidenza Rai fosse assegnata all’opposizione; forse sulla base di specifiche analisi commissionate al Centro Studi Strategici di Ceppaloni, sono emerse delle verità nascoste: Prodi è il vero proprietario della Fininvest, Diliberto è il magnate dell’editoria, Berlusconi è un operaio che guadagna 1000 euro al mese!!! La prossima iniziativa legislativa dell’Udeur quale sarà, la modifica della legge sull’aborto, l’abolizione del divorzio o l’amnistia per i reati di mafia? Ma il governo non era ostaggio della sinistra radicale? Non mi sembra che i Dico siano stati approvati, nè la legge sul falso in bilancio nè la legge sul testamento biologico, e neppure le pensioni sono state alzate. La  verità è che l’Unione è costantemente ricattata dai partiti centristi. Il nostro non vuole essere un attacco personale al Ministro Mastella, perché in fin dei conti egli rientra in un’anomalia sistemica: i comunisti si ostinano a chiamarsi in questo modo pur non essendolo, i fascisti rinnegano Mussolini, i democristiani stanno ancora al governo, Berlusconi è entrato in politica con migliaia di miliardi di debiti e oggi è l’uomo più ricco di’Italia, i socialisti stanno a destra e i mafiosi fanno le leggi per combattere la mafia.




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14 maggio 2007

TRATTAMENTO ECONOMICO DEI PARLAMENTARI

Trattamento economico dei Deputati                                                                               (Tratto da www.parlamento.it)

La prima voce è l'indennità, quella che nel linguaggio comune è definita "stipendio", seguono la diaria e i rimborsi: per le "spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori", per le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all'estero, per le spese telefoniche. Completano la scheda le voci sull'assegno di fine mandato, le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti.

Indennità parlamentare

L'indennità, prevista dalla Costituzione all'art. 69, è determinata in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965. È fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Tale misura è stata rideterminata in riduzione dall'art. 1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006). L'indennità è corrisposta per 12 mensilità. L'importo mensile - che, a seguito della delibera dell'Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% - è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75).

Diaria

Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n.1261 del 1965. La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico. È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.

Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori

A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza. Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.

Spese di trasporto e spese di viaggio

I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km. I deputati, qualora si rechino all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro.

Spese telefoniche

I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.

Assistenza sanitaria

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.

Assegno di fine mandato

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l'assegno di fine mandato, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).

Assegno vitalizio

Anche in questo caso, il deputato versa mensilmente una quota - l'8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro - della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall'Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997. In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. L'importo dell'assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

TOTALE APPROSSIMATIVO(esclusi tutti gli altri benefici): 15.000 EURO NETTI MENSILI

Trattamento economico dei Senatori

L'indennità, prevista dalla Costituzione all'art. 69, è determinata, in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965, in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Con delibera del 1993 il Consiglio di presidenza del Senato ha stabilito che tale misura fosse ridotta al 96% del predetto trattamento dei magistrati. Per effetto delle disposizioni contenute nella legge finanziaria 2006, l'importo lordo dell'indennità ha subito inoltre una riduzione pari al 10 per cento. L'indennità è corrisposta per 12 mensilità. L'importo mensile è pari ora a 5.419,46 euro (prima del "taglio" della finanziaria 2006 era pari a 5.941,91 euro), al netto della ritenuta fiscale (€ 3.555,63), nonché delle quote contributive per l'assegno vitalizio (€ 962,42), per l'assegno di solidarietà (€ 749,79) e per l'assistenza sanitaria (€ 503,59). Nel caso in cui il Senatore versi anche la quota aggiuntiva per la reversibilità dell'assegno vitalizio (2,15 per cento), l'importo netto dell'indennità scende a 5.178,86 euro.

Diaria

Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n. 1261 del 1965. La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 258,23 euro per ogni giorno di assenza del Senatore dalle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni qualificate e verifiche del numero legale. È considerato presente il Senatore che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.

Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori

A titolo di rimborso forfettario per le spese sostenute per retribuire i propri collaboratori e per quelle necessarie a svolgere, anche nel collegio elettorale, il mandato parlamentare, al Senatore è attribuita una somma mensile di 4.678,36 euro, in parte (35% pari a 1.637,43 euro) erogata direttamente al Senatore medesimo ed in parte (65% pari a 3.040,93 euro) erogata al Gruppo parlamentare di appartenenza. Ai Senatori non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali.

Spese di trasporto e spese di viaggio

I Senatori usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza a Roma, è previsto un rimborso spese annuo pari a 13.293,60 euro, per il Senatore che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto o la stazione ferroviaria più vicina al luogo di residenza, ed a 15.979,18 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km. Per i Senatori residenti a Roma ed eletti in collegi del Comune di Roma, il rimborso è corrisposto nella misura di 6.646,80 euro. Ad ogni Senatore è corrisposta, a titolo di rimborso, una somma forfettaria annua di 3.100 euro, a fronte delle spese sostenute per viaggi internazionali di aggiornamento.

Spese telefoniche

I Senatori dispongono di una somma annua di 4.150 euro per le spese telefoniche.

Assistenza sanitaria integrativa

E' previsto il rimborso delle spese sanitarie ai Senatori (anche cessati dal mandato ovvero ai titolari di trattamento di reversibilità, nonché ai rispettivi familiari) iscritti al servizio di Assistenza Sanitaria Integrativa nei limiti dell'apposito Regolamento, approvato dal Consiglio di Presidenza. Gli iscritti versano un contributo commisurato alle competenze mensili lorde (4,5% per i Senatori in carica; 4,7% gli altri) e quote aggiuntive per i familiari.

Trattenuta per l'assegno di solidarietà (a fine mandato)

Il Senatore versa mensilmente, ad un apposito Fondo, una quota pari al 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari ora a 749,79 euro. Al termine del mandato parlamentare, il Senatore riceve l'assegno di solidarietà (anche denominato "di fine mandato"), che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).

Trattenuta per l'assegno vitalizio

Anche in questo caso, il Senatore versa mensilmente una quota - l'8,6 per cento, pari ora a 962,42 euro, più il 2,15 per cento, come quota aggiuntiva per la reversibilità, pari a 240,60 euro - della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dal Consiglio di Presidenza. In base alle norme contenute in tale Regolamento, il Senatore riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età è ridotto al 60° anno ove siano state svolte più legislature. Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il Senatore sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. L'importo dell'assegno vitalizio varia da un minimo del 25 per cento ad un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

TOTALE APPROSSIMATIVO(esclusi gli altri benefici): 17.000 EURO NETTI MENSILI

I 952 PARLAMENTARI CI COSTANO:

         IN UN MESE     21.041.722,52  EURO

         IN UN ANNO 252.500.670,24   EURO

 I VITALIZI AGLI EX DEPUTATI: 127 milioni di euro l’anno
GLI EX DEPUTATI SOLO PER QUEL CHE RIGUARDA LE PENSIONI DA DEPUTATI COSTANO COME
25400
PERSONE CHE PERCEPISCONO LA PENSIONE SOCIALE
952
Parlamentari guadagnano come 18035 lavoratori da 1000 euro al mese!!!!
I PARLAMENTARI COME POSSONO CAPIRE E RISOLVERE I PROBLEMI ECONOMICI DEI CITTADINI GUADAGNANDO QUESTE SOMME?

N.B. QUESTO E’ QUELLO CHE SAPPIAMO…FIGURIAMOCI TUTTO IL RESTO!!!!




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9 maggio 2007

IN FUGA DAL CILENTO

di Antonio Bruno ed Emilio Prinzo


Una recente ricerca della CGIL Salerno ha riportato dati alquanto sconfortanti relativi allo spopolamento dei piccoli comuni montani dell’entroterra cilentano. Si tratta di una zona che possiede risorse di rilevante interesse storico-naturalistico, che meriterebbero certamente  maggiore attenzione e valorizzazione di quanta gliene sia stata riservata finora in concreto. Una zona che sembra destinata a cristallizzarsi in una dimensione rurale, caratterizzata da disoccupazione, isolamento, condizioni di viabilità estreme, squilibri demografici, che minano lo sviluppo dell’area e di conseguenza dell’intero territorio del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. I comuni monitorati dalla ricerca sono 50. Si è calcolato che la generazione del 2006 non riuscirà a formare una prima classe elementare. La popolazione residente è calata complessivamente di 10000 unità. Una situazione difficilmente risolvibile per iniziativa dei singoli comuni. Purtroppo le politiche del parco non hanno mai inciso in maniera positiva per effetto di una gestione delle risorse troppo spesso priva di oculatezza, di equilibrio e di una solida progettualità di fondo. I fondi non mancano, basti pensare agli stanziamenti erogati attraverso il PIT e il POR, nonché ai finanziamenti ordinari e straordinari del Parco, ma sono sovente male utilizzati o risucchiati da pratiche clientelari. La Regione Campania ha emanato, nel rispetto della l.r. n.4 del 1998, il bando per l’assegnazione degli incentivi per il riequilibrio demografico dei centri montani (BURC n.10 del 12 febbraio 2007) impegnando 2.800.000 euro. Il Bando prevede “l’erogazione di un contributo sulle spese di acquisto, recupero e/o costruzioni di immobili da destinare ad abitazione principale ai soggetti che stabiliscono la propria residenza a dimora abituale, unitamente alla propria attività economica, nei comuni montani di cui all’elenco allegato al bando”, elenco di cui fanno parte 38 dei 50 comuni oggetto della ricerca. Iniziative come questa, di incentivi al reinsediamento, possono giovare solo se accompagnate da politiche specifiche tese al risanamento dei problemi strutturali dell’area, che non si risolvano nei soliti finanziamenti a “pioggia” ma  mirino a convogliare  le risorse in progetti dotati di effettivo coordinamento e programmaticità. E’ illusorio pensare di poter incidere significativamente con progetti a breve termine senza affrontare le questioni strutturali che minano lo sviluppo del territorio, quali la mancanza di infrastrutture, l’assenza di un serio programma di incentivi al turismo di qualità, ma soprattutto la mancanza di un programma di formazione lavorativa per i giovani. Tutte queste proposte  sono destinate a rimanere utopie se non si estirpa la piaga sociale del clientelismo, che è il vero nemico dello sviluppo del nostro territorio. Una classe politica mediocre è capace di selezionare soltanto amministratori mediocri.


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permalink | inviato da il 9/5/2007 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

8 maggio 2007

DISINTERESSATI DIPENDENTI

Più passa il tempo più mi rendo conto che il disinteresse dei miei coetanei nei confronti della politica è il frutto di un’indifferenza generale  verso i problemi della società, come se ciò che accade quotidianamente nel mondo non riguardi anche noi. Spesso tale disinteresse è foraggiato dai mezzi di telecomunicazione e di informazione in generale che attraverso l’iniezione massiccia di false notizie nelle nostre menti, cercano (e spesso ci riescono) di diluire il nostro senso critico con il mare di menzogne e di stupidità che passivamente subiamo, con la conseguenza che la realtà con il tempo viene soffocata dalla finzione. Ciò detto non giustifica le persone che criticano il sistema senza riuscire a rendersi conto di essere esse stesse parte integrante di questa entità che nient’altro è che la proiezione di una molteplicità di sottosistemi diversamente articolati tra di loro. Fin quando in Italia non si svilupperà un senso civico, degno di essere definito tale, l’orizzonte della pacifica convivenza tra gli uomini sarà sempre più tenebroso. L’Italia ha bisogno di una rivoluzione culturale; noi giovani dobbiamo essere il carburante della macchina rivoluzionaria, e come la benzina brucia per generare potenza, in noi la voglia di giustizia e verità dovrà ardere per generare il senso civico.
Quanto tempo ancora dobbiamo aspettare per cercare di cambiare questo status quo?  L’immobilismo politico italiano si regge su stereotipi che appartengono al passato. Giustizia e sicurezza non sono materie di esclusivo appannaggio della destra, come solidarietà e pacifismo non lo sono della sinistra. Le elezioni presidenziali francesi sono un esempio lampante del nuovo modo fare politica: non più ideologia ma pragmatismo. Certamente la destra francese non ha nulla in comune con la destra italiana, anche se molti esponenti di quest’ultima si gloriano della comunanza politica con l’Ump. Innanzitutto in Francia la destra è antifascista, (il partito gollista è nato con Charles de Gaulle) laica (dal 1999 sono legali i Pacs) e in economia pur essendo liberale molte volte è interventista (dirigismo francese).
In Italia ancora si parla della scissione di Livorno del 1921, della figura di Mussolini, dei vari pantheon. Come dice Isabelle Allende “non esiste separazione definitiva, finchè esiste il ricordo"; fin quando il dibattito politico sarà incentrato sul passato, su ciò che è storia, non ci sarà nessuna separazione.




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