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  • ANTONIO BRUNO

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" GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO. RESTANO LE LORO TENSIONI MORALI E CONTINUERANNO A CAMMINARE SULLE GAMBE DI ALTRI UOMINI"

"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo."-
Pier Paolo Pasolini

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Il Crepuscolo degli idoli  di F. Nietzsche
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"Combattere e vincere 100 battaglie non è prova di suprema eccellenza, la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere" -Sun Tsu-



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"In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a vivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E' la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".
-Tratto da Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani-

"Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo,non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".- Pier Paolo Pasolini

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2 febbraio 2011

Enzo Amendola: il medico della peste

Il caos delle primarie napoletane non è stato un brutto episodio e basta. Era qualcosa di prevedibile in largo anticipo, bastava avere un po’ di buon senso e di ragionevolezza per capire che a Napoli le primarie non sarebbero state un discutibile esercizio di democrazia ma una resa dei conti. I segnali c’erano tutti, anche il più lontano osservatore delle vicende campane del Pd li avrebbe percepiti. A Napoli il Pd è in guerra, e non ci sono guerre senza morti.

Forse qualcuno ha volutamente avallato la resa dei conti, vuoi per timore di compromettere la propria carriera politica, vuoi perché probabilmente il suo potere decisionale nel Partito democratico campano è pari al rinnovamento che ha messo in campo in questi mesi. Molti avevano sperato in una svolta politica in Campania dopo aver sostenuto con convinzione l’elezione a segretario regionale del giovane Enzo Amendola.

I fatti, dalla gestione della candidatura di De Luca a presidente della Regione Campania, fino al comportamento pilatesco che ha avuto nelle primarie napoletane, hanno fatto ricredere quanti speravano in  lui. Dopo aver ottenuto un consenso molto ampio – fin troppo diremmo – alle primarie che lo elessero segretario regionale, l’unico obiettivo perseguito dal giovane segretario è stato quello di costruire l’organizzazione del partito sul territorio campano. Di politica nemmeno a parlarne. Probabilmente l’errore è stato non comprendere che nel Pd campano la polvere per troppi anni era stata messa sotto il tappeto, e non poteva essere il tempo a risolvere qualche antica questione.

Il Partito democratico campano è da sempre lacerato da forti tensioni al suo interno, tutte di natura politica. Al segretario Amendola deve piacere “il medico della peste”, il dottore che cura l’appestato con un lungo e sottile bastone di legno, avendo cura di poggiare sotto il naso delle erbe aromatiche per purificare l’aria.

C’era e c’è una grande questione politica irrisolta: portare il Pd campano fuori dalle secche del bassolinismo e dell’antibassolinismo. Superare il bassolinismo in quanto pratica di potere per il potere; accantonare l’ antibassolinismo perché non è una linea politica.

Invocare la parola d’ordine “unità” tentando di comporre una questione politica attraverso la distribuzione di deleghe (in segreteria regionale manca solo il responsabile “sole e acqua” e poi tutti i settori sono coperti) non è una strategia ragionevole. Se è vero che Veritas filia temporis, l’emersione delle frizioni politiche mai risolte non ha tardato a manifestarsi. Forse Amendola è devoto al motto cartesiano: bene vixit qui bene latuit, ma il Pd campano pare interessarsi poco alla filosofia e, nel frattempo, ha travolto lui e la sua pretesa unità. Ovvero può essere che l’amico Enzo sia poco o nulla interessato al partito democratico campano. Ci sarebbe da chiedere al segretario regionale: cui prodest?

Il mandato di Amendola aveva come obiettivo quello di definire una nuova linea politica in Campania: ripulire il partito dalle scorie radioattive generate dal potere degli ultimi 15 anni, far emergere le migliori energie al di là delle spartizioni correntizie. Al contrario, pur avendo un forte legame con Bersani (chissà se non sia questo il problema), Amendola ha creduto di poter costruire un edificio su fondamenta precarie e logorate da tempo da una guerra fratricida.

Riconoscere i limiti dell’azione politica del segretario regionale del Pd e il suo scarso potere decisionale vuol dire anche riconoscere grandi responsabilità della dirigenza nazionale. Arginare il dissenso interno con dubbie strategie politiche ha, in realtà, dilatato lo scontro politico, e oggi del partito resta solo cinigia. In fondo Amendola quasi certamente siederà in Parlamento nella prossima legislatura. Cari democratici campani, arrangiatevi!

Antonio Bruno

Pubblicato su the Front Page il 1 febbraio 2011

15 ottobre 2009

La Sinistra in crisi d'identità, la destra avanza.

E’ un pò di tempo ormai che un’associazione che si richiama all’”estremocentroalto” e con un preciso obiettivo di radicamento sociale e territoriale riempie le pagine dei giornali e risveglia nei giovani della sinistra un sentimento di indefinito antifascismo. Sto parlando di Casapound, ultimo movimento, ma non per importanza, che si sta sviluppando nella galassia della destra italiana. Guai a chiamarli fascisti senza specificare la loro collocazione temporale: il terzo millennio! Fin qui, nulla di nuovo nel panorama italiano delle categorie politiche: rossi, neri, comunisti, fascisti. Categorie di cui potremmo farne tranquillamente a meno.
Desta invece irritazione (nei nostri ambienti di centrosinistra) la volontà di Casapound di “appropriarsi” di certi ambiti politici considerati fino ad oggi di esclusivo appannaggio della sinistra, per tradizione, per cultura, o chissà, magari per diritto ereditario.
Il sociale, un ambito politico in cui c’è stata e c’è un’egemonia da parte delle forze di centrosinistra, è diventato in questo periodo il campo di battaglia dei movimenti di destra.
A Roma mentre Veltroni organizzava il Festival del Cinema, la destra faceva proselitismo nei quartieri popolari. Alemanno Sindaco.
Nelle Università mentre i giovani di “sinistra” si avvitavano in inutili discussioni sul ’68 o sul G8, piuttosto che occuparsi dei problemi che vivono gli universitari, Azione Giovani conquistava lentamente la maggioranza in numerosi consigli di facoltà.
Al nord mentre i sindacati si preoccupavano di scalini e scaloni pensionistici, la Lega attirava il consenso degli operai.
Oggi a Napoli assistiamo quasi stupiti all’occupazione da parte di giovani attivisti di Casapound di uno stabile di proprietà del Comune. Da “Sinistra” proteste, cortei, pubblicità gratuita a Casapound, manifestazioni e inni all’antifascismo militante. Non una parola sul perché quello stabile si trovi in quelle condizioni. Non una parola sul perché da anni la sinistra non fa più la sinistra. Non una parola sulla qualità della vita a Napoli, in Campania.
La cultura del nemico, dell’antagonismo per categorie, contestata (giustamente) a Berlusconi, sta prendendo quota tra i giovani di sinistra, legittimando implicitamente movimenti come Casapound.
Al di là dei gravi e nostalgici richiami al fascismo che viziano qualsiasi forma di confronto politico con Casapound – perdonatemi ma sono un volteriano alla Pertini – sarebbe opportuno entrare nel merito delle proposte che vengono da quest’associazione. Il mutuo sociale, il part-time retribuito per intero alle giovani madri, gli alloggi sociali. Proposte che, da militante del centrosinistra, valuterei senza alcun pregiudizio. Sull’omofobia, il razzismo, che seppur non esplicitamente promossi dall’associazione, si respirano nell’aria “nera”, nessuno sconto da parte nostra.
In virtù di queste considerazioni ritengo il percorso del centrosinistra segnato: o riscopre le proprie radici, tornando a fare il sindacato del territorio, non con sterili proteste bensì con la politica, o è condannato a perdere nei luoghi che gli appartengo per cultura e tradizione. Non si può campare di rendita. E quando Bersani sostiene che il dato preoccupante è il consenso di Berlusconi tra il popolo, altro non dice, a mio parere, che bisogna tornare tra la gente, seriamente. Riscoprire il sociale è l’unico modo per recuperare quella credibilità persa in questi anni. In poche parole, TORNIAMO A FARE POLITICA.

30-09-2009

24 febbraio 2008

MUNNEZZA DAY: LA STAGIONE NAPOLETANA

Ieri Napoli ha mostrato a tutto il mondo che la città ce la può fare ad uscire dall’emergenza rifiuti, c’è la voglia e la coscienza civile per farlo. Il giorno del rifiuto organizzato dai Meetup di Napoli è stato un evento che è andato oltre alla classica manifestazione di protesta. Grazie alla partecipazione di esperti della gestione dei rifiuti, di professori universitari, scrittori, volontari e cittadini, la protesta ha lasciato il passo al ragionamento, caratterizzando per costruttività e volontà di cambiamento la kermesse napoletana. Posso dire con certezza che ieri è iniziata la stagione napoletana. Ci sono tutte le premesse per una stagione di rinascita, di sperimentazione, di ricerca, di elevato senso civico. L’emergenza rifiuti ha un aspetto positivo (no, non sono pazzo!!!),  che è quello di poter segnare la fine di un sistema basato sulla politica connivente con la criminalità organizzata, una politica che si porterà migliaia di campani sulla coscienza, e che è giunta l’ora che si vergogni e lasci il posto a chi lo merita. Io, sinceramente, penso che oltre alla vergogna, che difficilmente proveranno i criminali politici campani, siano necessarie le manette. So che probabilmente ci sarà qualcuno che mi definirà giustizialista, ormai chi chiede giustizia viene definito così… Noi cittadini campani, pur volendo, non possiamo più accettare compromessi sul nostro presente e sul nostro futuro. Abbiamo dato già troppo, sicuramente non ci meritiamo quello che stiamo patendo per l’irresponsabilità criminale di un’intera classe politica.  La stagione napoletana di rinascita si scontra però con una realtà ben diversa da quella che sogniamo, una realtà fatta di continue e atroci menzogne, promesse e volta faccia, sospensione dei diritti fondamentali alla salute e all’ambiente. E’ giunta l’ora che la gente onesta faccia valere i propri diritti e dia voce anche a chi non ha il coraggio di riscattarsi. Questa non è una battaglia partigiana, nessuno può esimersi dal combatterla, è in gioco la nostra vita e quella delle generazioni future. L’informazione sta anestetizzando le coscienze, e non so sinceramente quale vantaggio possa avere in cambio di questa scelta criminale. Cosa deve succedere più di quanto sta accadendo, prima che i giornalisti facciano il loro mestiere? Vale più la carriera professionale del diritto alla salute? Totò diceva che la morte è una livella, ma questa specie di uomini, giornalisti e politici, credono di vivere sulla luna, si sentono immuni dalle conseguenze disastrose dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici e dalla cattiva gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani.

Ora tocca a noi provare a sconfiggere questa piovra tentacolare  che è la politica campana, l’antipolitica non è niente altro che voglia di contare. 

A giorni pubblicherò l’intervista che ho fatto per Arcoiris Tv ad Alessandro Iacuelli, autore del libro Le vie infinite dei rifiuti, un’inchiesta giornalistica sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali in Campania.

www.arcoiris.tv

24 giugno 2007

ILLUSIONI OTTICHE...

Credo sia capitato anche a voi di ascoltare i politici in televisione e provare un senso di rabbia misto a disgusto. Come mai negli altri paese occidentali quando un politico sbaglia, deve tornarsene a casa? Sarà forse colpa di questo garantismo all’italiana che per avere giustizia si deve aspettare la morte?  L’amianto, la diossina,  i rifiuti tossici, non esistono!!! Sono invenzioni che usa chi vuole screditare la politica e gli industriali. La “monnezza” nelle strade? Installazioni artistiche!!! Cari politici perché non usate 1/5 del tempo che dedicate a sistemare i vostri amici, per risolvere i problemi dei vostri datori di lavoro?
Ci sarà un motivo perché l’unica regione dove si conferma il centrosinistra è la Campania? Eppure non mi sembra che le cose vadano bene, dalla sanità ai rifiuti. Sarà forse perché c’è un clientelismo capillare, e la competizione elettorale è falsata dall’assenza di avversari. Intanto Bassolino e la Iervolino sono stati inseriti tra i 45 saggi che fanno parte del comitato del partito democratico!!!


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permalink | inviato da parteattiva il 24/6/2007 alle 13:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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