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  • ANTONIO BRUNO

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" GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO. RESTANO LE LORO TENSIONI MORALI E CONTINUERANNO A CAMMINARE SULLE GAMBE DI ALTRI UOMINI"

"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo."-
Pier Paolo Pasolini

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Il Crepuscolo degli idoli  di F. Nietzsche
L'unico e la sua proprietà di M. Stirner
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"Combattere e vincere 100 battaglie non è prova di suprema eccellenza, la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere" -Sun Tsu-



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"In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a vivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E' la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".
-Tratto da Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani-

"Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo,non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".- Pier Paolo Pasolini

PARCO NAZIONALE DEL CILENTO E VALLO DI DIANO

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19 marzo 2008

CILENTO: LE VIE DEL CLIENTELISMO

La Campania è scossa da indagini giudiziarie ad ampio raggio e da un vuoto politico al momento incolmabile. Il sistema campano è forse giunto al capolinea, ma è proprio questa situazione di precarietà politica a rendere ancora più torbido l’orizzonte politico: nuovi equilibri possono formarsi sulle ceneri della malapolitica. Dalla “buf(era)ala” giudiziaria che ha coinvolto la famiglia Mastella, al rinvio a giudizio di Bassolino, dall’uscita di De Mita dal Pd, al semi - scoperchiamento del pentolone cilentano. C’è chi chiede le dimissioni di Bassolino, e c’è chi teme di non poter più gestire clientelarmente i fondi comunitari, chi si auspica una nuova fase nella gestione della sanità campana, e chi teme il tintillio delle manette. In tutto questo scenario da inferno dantesco, l’oasi felice del Cilento non veniva mai apparentata con le altre  realtà politiche campane. Si diveva: “Il Cilento è altra cosa rispetto alle porcherie campane…” Beati gli illusi e i non vedenti!!! Nel Cilento anche la malapolitica viene percepita diversamente rispetto a Napoli o a Salerno, siamo ancora condizionati da un passato non lontano fatto di Signori e Signorotti, di cortigiani e di suonatori di campane. Eppure una quantità rilevante di danaro pubblico si è riversata nella quiete cilentana, trasformando molti ruderi in agriturismi di facciata e vecchi casolari in bed and breackfast virtuali.

Appena sarà possibile cercherò di visitare tutte queste strutture finanziate con i nostri soldi, al fine di poter verificare se realmente sono quello per cui hanno ricevuto i contributi.

Pubblicherò sul blog il nome di tutte queste strutture e il rispettivo quantitativo economico ricevuto come contributo.

Il Parco del Cilento e del Vallo di Diano, questo carrozzone clientelare, non è stato in grado di sviluppare attrazioni turistiche alternative  alla  cucina tradizionale cilentana.  Un parco che non ha itinerari per il trakking degni di essere definiti tali, aree di campeggio organizzate, attrattive culturali che non siano cibo e/o rappresentazioni storiche dei briganti, può essere definito ancora come parco? I POR, i PIR, i PIT, sono stati utilizzati in modo da togliere ogni speranza di sviluppo. L’apparato gastroduodenale ha avuto ancora una volta la meglio sulla cultura e sulle infrastrutture. Un esempio di mancanza di progettualità è la gestione in stile circense del Piano per gli insediamenti produttivi (P.I.P.) varato dai comuni di Castelnuovo Cilento e di Salento. Manca solo il venditore di sogni, e la lista degli aspiranti beneficiari dei lotti può dirsi completa. Il Sistema Cilento, ogni allusione a SistemaCilento scpa è puramente casuale, è un’ottima cassaforte di clientele e di scambi politici. Questi parassiti che gestiscono il “potere” nel Cilento, oltre a godere di una rete clientelare di consensi creata ad hoc, beneficiano della mancanza d’ informazione, e del disinteresse foraggiato dei giovani. Il servilismo è una conditio sine qua non per essere cooptati nell’attuale compagine politica Cilentana. Diviene quindi prioritario abbattere i cadenti edifici della tradizione politica cilentana per dar respiro alle sopite speranze di rinnovamento e di sviluppo dei cilentani. E’ necessario che la gente si (ri)svegli dall’anestetizzazione praticata dalla disinformatja locale. Nell’ultimo mese nel Cilento si sono susseguiti diversi “scandali” riguardanti l’ASL Sa 3, la Comunità Montana. Beh, fermo restando il principio sancito dall’art 27 della Costituzione, sfido chi nel Cilento non abbia mai dubitato della trasparenza di queste strutture. L’aspetto che mi lascia perplesso però è l’assenza della responsabilità politica in tutte queste vicende. La magistratura non può supplire ad un compito della politica. La selezione della classe dirigente è viziata in origine dall’impossibilità di selezionare la classe politica. Nel Cilento, come del resto in larga parte dell’Italia, i cittadini non scelgono i propri rappresentanti politici, ratificano semplicemente scelte fatte da pochi.  Nel Cilento non si muove foglia se il vento non è soffiato da un omino che siede nelle stanze di Palazzo Santa Lucia (la sede del comitato d’affari volgarmente chiamata Regione), omino che al momento sta con un piede nel PD e con l’altro nella casa madre demitiana. In conclusione, qualsiasi indagine sul malaffare cilentano non può prescindere da un reale rinnovamento della politica, altrimenti cambieranno le pedine, ma il giocatore resterà sempre quell’omino suddetto!!!

21 gennaio 2008

ETICA E POLITICA...

Le vicende giudiziarie che hanno colpito la famiglia Mastella e un intero partito, se così può essere definito un gruppo parentale che raccoglie l’1,5 % dei voti su base nazionale, sono l’ennesima conferma che ormai in Italia le raccomandazioni, il clientelismo e l’invadenza della politica in tutti i settori della società sono diventati parte integrante dell’agire politico. Sul piano giudiziario quest’inchiesta presenta molti aspetti discutibili, e credo che, se la magistratura non ha in suo possesso elementi tali da poter confermare le accuse rivolte all’ex guardasigilli e alla sua corte, la delegittimazione degli organi giudiziari sarà tale da oscurare altre indagini più importanti e più delicate che riguardano il mondo della politica. Non credo che l’intento della magistratura sia quello di colpirne uno per educarne mille, perché di questi comportamenti, moralmente riprovevoli, che vengono contestati ad un convinto sostenitore della morale cattolica come Mastella, la politica ne è piena. Nell’affrontare l’affaire Mastella bisogna essere onesti intellettualmente al punto da poter affermare che se la colpevolezza dei dirigenti dell’Udeur discende dai capi di accusa emersi sui giornali nazionali, in Italia è necessario costruire carceri nuove in modo tale da poter accogliere il 95% di chi svolge attività politica.
Indipendentemente dalla colpevolezza o meno degli indagati si registra nel bel paese un’assuefazione al malcostume.

Incredibilmente si riscontrano in questi giorni manifestazioni trasversali di solidarietà all’ex Ministro, quasi come se la politica rivendicasse il suo “diritto” alla prevaricazione.  C’è un aspetto però di questa vicenda che merita più attenzione e più indignazione di quella che solitamente viene tributata alle vicende giudiziarie: il profilo etico–morale della politica. Nei paesi anglosassoni un comportamento eticamente scorretto determina la fine della carriera politica, sia esso posto in essere da un Ministro o da un semplice consigliere. In Italia, invece, gli urlatori della morale, i telepredicatori dell’oscurantismo, sono dispensati dal tenere comportamenti che abbiano un minimo di dignità etica, anzi è proprio l’amoralità che caratterizza la “virtù” del politico. La doppia morale italiana, una per chi la detta, l’altra per chi deve rispettarla, è sempre più in voga!!! Ormai rivolgersi alla politica per ottenere un vantaggio professionale viene percepito dall’opinione pubblica come un qualcosa di normale, anzi di dovuto. In che modo il merito può emergere in un contesto avvelenato da una politica mediocre ed invadente che è in grado di selezionare, o meglio di raccomandare, soltanto dirigenti e figure professionali caratterizzate dalla mediocrità? Tutto questo malcostume politico si ripercuote in malo modo sulla collettività e mina nel profondo il senso comune di appartenenza allo stato, accrescendo un individualismo esasperato che inevitabilmente riporta l’individuo ad una natura lupesca; e nello stato di natura a prevalere è sempre il più forte, nel nostro caso il più raccomandato. Questa società della disinformazione e della mediocrità antepone gli astuti ai meritevoli e invoglia continuamente a calpestare le regole. L’immoralità diffusa, l’etica del “vinci con qualsiasi mezzo”, e la piccola illegalità, scavano il solco verso un regime autoritario. La gente ne sente quasi il bisogno non rendendosi conto che una falsa democrazia, a tratti autoritaria, l’abbiamo già. Quando un Ministro si rivolge ad un altro potere costituzionale con parole di fuoco, di fatto delegittimandolo, la tripartizione dei poteri non ha più ragion d’essere, e il concetto di democrazia inesorabilmente viene sepolto. Montesquieu affermò la separazione dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, con lo spirito che essi avrebbero contribuito a garantire ad ogni uomo il godimento dei propri diritti. Oggi si assiste ad una capitis deminutio di una persona sol perché, per ragioni non troppo arcane, deve calare la testa di fronte a certe imposizioni che deve necessariamente accettare per il  fatto che se esercita una professione questo lo deve al potente di turno, al ras che in quel momento domina non solo la vita politica ma costringe a disattendere le più elementari norme di carattere etico. Se agisse in modo libero ed indipendente si troverebbe disoccupato. Con la caduta della c.d. prima repubblica ci si era illusi che sarebbe venuto un periodo di grande ritorno al rispetto della personalità e dei diritti naturali inalienabili: è stata una mera illusione. Gli uomini politici che si erano assunti l’onere di traghettare la società verso sponde di onestà e di moralità hanno aggravato la situazione perché complici di un ingranaggio che con le sue spire li ha coinvolti permettendo che il potere politico fosse dominato da un’etica di malcostume e di compromessi. La seconda repubblica sembrava dovesse essere una primavera come quella cecoslovacca ma si è risolta in un boomerang per colpa dei suoi interpreti. Gli uomini della seconda repubblica, quelli che si erano assunti l’onere di cambiare il cammino della storia sono degli sprovveduti che per la carenza di preparazione e per la mancanza di una visione politica globale stanno portando l’Italia allo sfacelo. C’è da precisare però che più della metà di questi novelli politici proviene dalle file di una democrazia che tangentopoli si era illusa di aver decapitato.

13 agosto 2007

L'OSCURANTISMO CILENTANO

Molto si è scritto sul Cilento, anche da parte di chi non lo ha mai conosciuto, fermandosi solo a una semplice espressione geografica. Sono stati tanti gli autori che si sono misurati con il Cilento, ma mai hanno affrontato i motivi che hanno determinato l’isolamento e anche l’abbandono di questa terra. Sarebbe una ripetizione pedissequa e poco costruttiva il ricordare questi autori, ma la cosa che più interessa non è tanto il toponimo Cilento quanto la funzione che ha svolto nei secoli senza mai ottenere in cambio quello che sperava: la libertà e l’autonomia. Il passaggio attraverso i secoli di famiglie in famiglie ha frenato l’ansia di sganciamento delle classi meno abbienti, ritenendo queste, che la concessione della libertà ai “servi della gleba” costituisse un motivo di rivolta destinato a capovolgere le leve del comando. Quando la classe sottoposta ha preso coscienza del proprio ruolo sono apparsi i primi sintomi di rivolta: rivolta contro il signorotto, rivolta contro la Chiesa, ritenuta complice, rivolta contro ogni norma di natura etica e poi l’idea della “fuga”. Oggi, mutatis mutandis, anche se l’aspetto esteriore è sinonimo di garanzia, le condizioni sono sempre le stesse: al signorotto dell’epoca si è sostituito il potente politico, che dall’alto del suo comando domina e stabilisce a suo piacimento anche norme di condotta. I baronati sono finiti, anche se una fetta ancora persiste; le ghettizzazioni non sussistono perché i giovani, a contatto con una nuova società, hanno maturato il diritto di autodeterminarsi ed autogestirsi. Ma di fronte a questo progresso restano sempre zone d’ombra caratterizzate da un’atavica sottomissione al “signorino”, perché la tradizione esige rispetto e tolleranza!!! Alcuni hanno parlato di un momento di riscatto del Cilento ma sembra un’idea platonica… il riscatto esige una volontà, una spinta che porti a pensare, a concretizzare. Il Cilento nella sua difformità storico-culturale, nelle sue esasperate forme di campanilismo, non avrà mai potere contrattuale “politico”. Le partite si giocano sulle contrapposizioni, una forma di do ut des, ma il Cilento oggi come oggi non offre questa piattaforma politica. La più grave bestemmia per il Cilento: i figli migliori, con le loro intelligenze, sono costretti a emigrare, non trovando mezzi, risorse e spinte, per realizzare concretamente il loro sapere.



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permalink | inviato da parteattiva il 13/8/2007 alle 16:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

9 maggio 2007

IN FUGA DAL CILENTO

di Antonio Bruno ed Emilio Prinzo


Una recente ricerca della CGIL Salerno ha riportato dati alquanto sconfortanti relativi allo spopolamento dei piccoli comuni montani dell’entroterra cilentano. Si tratta di una zona che possiede risorse di rilevante interesse storico-naturalistico, che meriterebbero certamente  maggiore attenzione e valorizzazione di quanta gliene sia stata riservata finora in concreto. Una zona che sembra destinata a cristallizzarsi in una dimensione rurale, caratterizzata da disoccupazione, isolamento, condizioni di viabilità estreme, squilibri demografici, che minano lo sviluppo dell’area e di conseguenza dell’intero territorio del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. I comuni monitorati dalla ricerca sono 50. Si è calcolato che la generazione del 2006 non riuscirà a formare una prima classe elementare. La popolazione residente è calata complessivamente di 10000 unità. Una situazione difficilmente risolvibile per iniziativa dei singoli comuni. Purtroppo le politiche del parco non hanno mai inciso in maniera positiva per effetto di una gestione delle risorse troppo spesso priva di oculatezza, di equilibrio e di una solida progettualità di fondo. I fondi non mancano, basti pensare agli stanziamenti erogati attraverso il PIT e il POR, nonché ai finanziamenti ordinari e straordinari del Parco, ma sono sovente male utilizzati o risucchiati da pratiche clientelari. La Regione Campania ha emanato, nel rispetto della l.r. n.4 del 1998, il bando per l’assegnazione degli incentivi per il riequilibrio demografico dei centri montani (BURC n.10 del 12 febbraio 2007) impegnando 2.800.000 euro. Il Bando prevede “l’erogazione di un contributo sulle spese di acquisto, recupero e/o costruzioni di immobili da destinare ad abitazione principale ai soggetti che stabiliscono la propria residenza a dimora abituale, unitamente alla propria attività economica, nei comuni montani di cui all’elenco allegato al bando”, elenco di cui fanno parte 38 dei 50 comuni oggetto della ricerca. Iniziative come questa, di incentivi al reinsediamento, possono giovare solo se accompagnate da politiche specifiche tese al risanamento dei problemi strutturali dell’area, che non si risolvano nei soliti finanziamenti a “pioggia” ma  mirino a convogliare  le risorse in progetti dotati di effettivo coordinamento e programmaticità. E’ illusorio pensare di poter incidere significativamente con progetti a breve termine senza affrontare le questioni strutturali che minano lo sviluppo del territorio, quali la mancanza di infrastrutture, l’assenza di un serio programma di incentivi al turismo di qualità, ma soprattutto la mancanza di un programma di formazione lavorativa per i giovani. Tutte queste proposte  sono destinate a rimanere utopie se non si estirpa la piaga sociale del clientelismo, che è il vero nemico dello sviluppo del nostro territorio. Una classe politica mediocre è capace di selezionare soltanto amministratori mediocri.


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permalink | inviato da il 9/5/2007 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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