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AUTORE

  • ANTONIO BRUNO

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" GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO. RESTANO LE LORO TENSIONI MORALI E CONTINUERANNO A CAMMINARE SULLE GAMBE DI ALTRI UOMINI"

"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo."-
Pier Paolo Pasolini

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Il Crepuscolo degli idoli  di F. Nietzsche
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"Combattere e vincere 100 battaglie non è prova di suprema eccellenza, la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere" -Sun Tsu-



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"In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a vivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E' la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".
-Tratto da Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani-

"Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo,non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".- Pier Paolo Pasolini

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23 marzo 2011

VISITA "la CORRENTE"



www.lacorrente.com


E’ un blog d’informazione e confronto.

Un osservatorio plurale per raccontare la complessità dell’Italia.

• Non cerchiamo salvatori della Patria da idolatrare e non abbiamo intenzione di arruolarci in nessun esercito. L’Italia è il Paese dei comuni, dei particolarismi e delle differenze; pensarli come valori è l’essenziale premessa ad un’Unità sostanziale. La Corrente nasce come contenitore di differenze.

La Corrente cerca contributi utili alla discussione. E’ indifferente l’età, non ti chiediamo che cosa fai nella vita, si entra senza tessera. Raccontaci la tua Italia.

• Crediamo che le soluzioni che ci vengono offerte dalla Politica siano una parte del problema. La Politica ha smarrito il suo ruolo all’interno della società, e sappiamo quanto sia fallimentare una democrazia in cui sia assente uno degli attributi del cittadino: i doveri. La Corrente persegue l’idea che la partecipazione attiva del cittadino sia un dovere.

• E’ necessario uscire dalla cultura dell’emergenza per rilanciare la necessaria programmazione e pianificazione degli interventi atti a risolvere i problemi del Paese. Siamo stanchi di difendere linee politiche confuse e fatte unicamente al fine di far sopravvivere l’attuale ceto politico. Tra l’omologazione al pensiero dominante e l’autonomia abbiamo scelto quest’ultima.

L’Italia è già Europa, l’Europa è già Italia.

• Siete liberi di professare la propria fede. La Corrente è un luogo per credenti e non credenti che si riconoscono nella laicità delle Istituzioni Pubbliche. Qui non esistono maggioranze o minoranze, ma persone.

Ti affascina l’idea?
Invia i tuoi contributi a redazione@lacorrente.com

2 febbraio 2011

Enzo Amendola: il medico della peste

Il caos delle primarie napoletane non è stato un brutto episodio e basta. Era qualcosa di prevedibile in largo anticipo, bastava avere un po’ di buon senso e di ragionevolezza per capire che a Napoli le primarie non sarebbero state un discutibile esercizio di democrazia ma una resa dei conti. I segnali c’erano tutti, anche il più lontano osservatore delle vicende campane del Pd li avrebbe percepiti. A Napoli il Pd è in guerra, e non ci sono guerre senza morti.

Forse qualcuno ha volutamente avallato la resa dei conti, vuoi per timore di compromettere la propria carriera politica, vuoi perché probabilmente il suo potere decisionale nel Partito democratico campano è pari al rinnovamento che ha messo in campo in questi mesi. Molti avevano sperato in una svolta politica in Campania dopo aver sostenuto con convinzione l’elezione a segretario regionale del giovane Enzo Amendola.

I fatti, dalla gestione della candidatura di De Luca a presidente della Regione Campania, fino al comportamento pilatesco che ha avuto nelle primarie napoletane, hanno fatto ricredere quanti speravano in  lui. Dopo aver ottenuto un consenso molto ampio – fin troppo diremmo – alle primarie che lo elessero segretario regionale, l’unico obiettivo perseguito dal giovane segretario è stato quello di costruire l’organizzazione del partito sul territorio campano. Di politica nemmeno a parlarne. Probabilmente l’errore è stato non comprendere che nel Pd campano la polvere per troppi anni era stata messa sotto il tappeto, e non poteva essere il tempo a risolvere qualche antica questione.

Il Partito democratico campano è da sempre lacerato da forti tensioni al suo interno, tutte di natura politica. Al segretario Amendola deve piacere “il medico della peste”, il dottore che cura l’appestato con un lungo e sottile bastone di legno, avendo cura di poggiare sotto il naso delle erbe aromatiche per purificare l’aria.

C’era e c’è una grande questione politica irrisolta: portare il Pd campano fuori dalle secche del bassolinismo e dell’antibassolinismo. Superare il bassolinismo in quanto pratica di potere per il potere; accantonare l’ antibassolinismo perché non è una linea politica.

Invocare la parola d’ordine “unità” tentando di comporre una questione politica attraverso la distribuzione di deleghe (in segreteria regionale manca solo il responsabile “sole e acqua” e poi tutti i settori sono coperti) non è una strategia ragionevole. Se è vero che Veritas filia temporis, l’emersione delle frizioni politiche mai risolte non ha tardato a manifestarsi. Forse Amendola è devoto al motto cartesiano: bene vixit qui bene latuit, ma il Pd campano pare interessarsi poco alla filosofia e, nel frattempo, ha travolto lui e la sua pretesa unità. Ovvero può essere che l’amico Enzo sia poco o nulla interessato al partito democratico campano. Ci sarebbe da chiedere al segretario regionale: cui prodest?

Il mandato di Amendola aveva come obiettivo quello di definire una nuova linea politica in Campania: ripulire il partito dalle scorie radioattive generate dal potere degli ultimi 15 anni, far emergere le migliori energie al di là delle spartizioni correntizie. Al contrario, pur avendo un forte legame con Bersani (chissà se non sia questo il problema), Amendola ha creduto di poter costruire un edificio su fondamenta precarie e logorate da tempo da una guerra fratricida.

Riconoscere i limiti dell’azione politica del segretario regionale del Pd e il suo scarso potere decisionale vuol dire anche riconoscere grandi responsabilità della dirigenza nazionale. Arginare il dissenso interno con dubbie strategie politiche ha, in realtà, dilatato lo scontro politico, e oggi del partito resta solo cinigia. In fondo Amendola quasi certamente siederà in Parlamento nella prossima legislatura. Cari democratici campani, arrangiatevi!

Antonio Bruno

Pubblicato su the Front Page il 1 febbraio 2011

2 febbraio 2011

Moralmente riprovevole

Nell’Italia del diritto una nuova forma di condanna viene riservata a chi entra in contatto con il servizio giustizia: l’attesa. Aspettare che la giustizia faccia il suo corso.
Accade a chi, ritendendosi innocente, si trova a dover subire i tempi “indecenti” di un processo e giustificare all’opinione pubblica la propria posizione processuale. Sarà forse una distorsione delle garanzie costituzionali o una visione colpevolista dell’indagato/imputato, ma in Italia un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio provocano il capovolgimento di uno dei principi fondamentali dello stato di diritto: dalla non colpevolezza alla colpevolezza fino a sentenza definitiva.
Si dirà, chi è innocente non ha alcun problema a dimostrarlo nel processo, deve avere fiducia nella magistratura. Ma non ci sono soltanto le aule giudiziarie.

Quando un processo riguarda personaggi politici, la prassi istituzionale vorrebbe che chi ricopra incarichi pubblici di natura politica debba fare un passo indietro e aspettare l’esito del giudizio. Aspettare quindi anche un’ipotetica quanto probabile sentenza della Cassazione. In media l’attesa dura non meso di 5-6 anni, ma sono frequenti i processi la cui durata supera i 10 anni. Tempi che hanno un valore diverso a seconda della professione e dell’età dell’imputato. In politica 6 anni sono un secolo, bastano e avanzano a stroncare una carriera, a far mutare il corso degli eventi, a rendere inutile un’eventuale pronuncia assolutoria al termine dell’iter processuale.

Assistiamo in questi giorni alla tempesta mediatico-politica ribattezzata Rubygate e non ci sorprendiamo minimamente che la discussione politica verta su atti processuali che ancora devono essere dibattuti in giudizio. In quelle trascrizioni delle intercettazioni non si parla di politica, ma di comportamenti privati di Berlusconi. Che tali comportamenti abbiano o meno una rilevanza penale, non spetta nè al lettore nè ai giornalisti deciderlo. Certo, un comportamento moralmente riprovevole pur non essendo penalmente rilevante lo è politicamente. Questo è il ragionamento di chi muove contestazioni politiche al Presidente del Consiglio. Ma  un’intercettazione che non attiene a responsabilità penali non deve e non può essere resa di dominio pubblico. E’ ragionevole pensare che non si istruiscano processi che indaghino sulla dubbia moralità di un individuo.

A questo punto, a me vien da porre una semplice domanda: su cosa si basano le contestazioni politiche?  Berlusconi non governa l’Italia perchè distratto dalle sue feste private? Berlusconi fa una politica eterodiretta dal Vaticano sulle questioni etiche, difende la famiglia tradizionale (a parole) ma ha una vita privata in contrasto con la morale sostenuta politicamente? Non mi sembra siano queste le contestazioni. Il fuoco di fila avversario si sta concentrando sulle intercettazioni telefoniche, soprattutto sul contenuto moralmente esecrabile.

Scopriamo così, per l’ennesima volta, che l’intercettazione – strumento di ricerca della prova – serve anche da strumento d’ informazione giornalistico-politico. Il tutto in una fase in cui il processo non è nemmeno iniziato.  Uno stravolgimento del fine dello strumento investigativo attraverso l’utilizzo di esso in un campo extraprocessuale. Di questo si tratta, ma se ciò è utile a far cadere Berlusconi, si può soprassedere su questa distorsione pericolosa. Il fine giustifica i mezzi, si dirà. Una condanna morale e politica in attesa del giudizio.
 
Bunga bunga, due, tre, dieci ragazze che danzano ai piedi del capo; cinquemila, diecimila euro, gioielli, tette e culi. Sesso e denaro, “politicamente parlando”.
Anche questa? Beato lui. Che schifo, è un malato. Queste sono le reazioni dei cittadini italiani leggendo gli aggiornamenti del Rubygate e i commenti dei politici. E’ l’immoralità del Cavaliere l’argomento politico.  Si parla del contenuto degli atti processuali più che dei reati contestati a Berlusconi. E’ del contenuto che deve rispondere all’opinione pubblica il “drago” di Arcore. Quindi, perchè meravigliarsi se Silvio Berlusconi tenta di spostare la questione dal piano processuale al piano politico? Il comportamento moralmente riprovevole non ha nulla a che fare con il processo. E’ argomento politico. Non è stato Berlusconi a spostare la questione sul piano politico, lo hanno fatto le forze politiche di opposizione che hanno chiesto le sue dimissioni da Presidente del Consiglio sulla base degli atti processuali.

Questo è un cortocircuito politico-giudiziario che rafforza la difesa del Premier. Perchè la partita si sta giocando sul piano politico oltre che su quello processuale. Sul versante giudiziario Berlusconi sa benissimo che il percorso è pieno di insidie e potrebbe riservargli anche una eventuale condanna, quindi meglio prendere tempo.Sul fronte politico invece potrebbe giocare all’attacco chiedendo una rilegittimazione forte e dirompente attraverso il voto.

E così, ancora una volta, il condannato in attesa di giudizio potrebbe riproporre agli italiani il referendum sulla propria persona. Una campagna elettorale, l’ennesima, dove non si discuterebbe nè delle riforme necessarie al Paese nè del perchè non sono state fatte pur avendo una maggioranza unica nella storia repubblicana. Qualcuno vuole davvero bene a Berlusconi al punto da avergli regalato l’alibi per portare l’Italia allo scontro finale. La politica può aspettare. Ora c’è il bunga bunga.

Antonio Bruno

Pubblicato su the Front Page il 24 gennaio 2011

2 febbraio 2011

Elezioni in primavera

Mancano ormai poche ore al voto di fiducia e risulta estremamente difficile fare previsioni su quel che accadrà dopo. Sono mesi che l’azione di governo è paralizzata da una crisi di potere più che politica. Non è la condizione economica e sociale dell’Italia a preoccupare i protagonisti di questa crisi, ma la propria collocazione futura nei posti di comando. Potere, questo si stanno contendendo Berlusconi, Fini e Casini. Una partita tutta interna al centro-destra, una contesa che lascerà morti e feriti (politicamente parlando) sul campo in nome del bene del Paese. Si dice che è da irresponsabili andare al voto in queste condizioni – c’è la crisi economica -  ma l’analisi del contesto mostra l’evidente ipocrisia di una simile affermazione. Non si governa, il Parlamento è fermo, non c’è una maggioranza né si intravedono future maggioranze politiche. Cui prodest il prolungamento dell’agonia politica? Agli italiani, che più passano i giorni e più si allontanano da questa politica indecente? Ai partiti politici, ai parlamentari, ai poteri forti?

Tutti, tranne il Pdl, chiedono il governo istituzionale. Per fare cosa? La legge elettorale. Già, le preferenze, il diritto dei cittadini a poter scegliere il proprio rappresentante, la democrazia. A questo punto dovremmo pensare che ci sia un’intesa tra le forze parlamentari sul tipo di legge elettorale da varare. E invece, tranne un tentativo di far nascere un nuovo mostro, a noi comuni mortali non è dato sapere come procede il lavoro dei saggi.

Berlusconi continua a parlare di comunisti e di traditori (anche lui dice la verità qualche volta) e per smentirlo il Pd ha nominato responsabile delle riforme istituzionali (e quindi anche per la legge elettorale) il saggio Luciano Violante, che nelle sue lezioni in giro per l’Italia orgogliosamente si definisce “un comunista democratico” (?).

Per il bene del Paese, care (in tutti i sensi) forze politiche responsabili, fate calare il sipario su questa legislatura. Andiamo a votare. Magari, se non è chiedere troppo, cari segretari di partito, dato che la legge elettorale è uno strumento, provate ad utilizzarlo bene. Meno collaboratori, parenti, amanti e amici. Più teste pensanti, potrebbero tornarvi utili ma soprattutto ne ha bisogno l’Italia.

Antonio Bruno

Pubblicato su the Front Page il 13 dicembre 2010.

2 febbraio 2011

La Fiom è con Vendola, il Pd scelga il riformismo.


La manifestazione promossa dalla Fiom rappresenta una straordinaria opportunità per il Partito democratico – forse l’ultima -, stretto così com’è dalle sue mai risolte contraddizioni. Gli equilibrismi e il malcelato collateralismo prodotti dalla sua classe dirigente hanno di fatto reso ostaggi i democratici della loro incapacità di darsi un profilo politico chiaro, ambizioso e strategicamente valido.

La piazza di Roma, ricca di retorica massimalista, conferma che quella fascia di elettorato è ormai di appannaggio del narratore Vendola. La partita per il Pd è persa, rincorrere quell’elettorato non solo realizzerebbe una sovrapposizione politica debole (e perdente) per i democratici, ma marcherebbe definitivamente la vocazione all’opposizione di un partito che ambisce al governo del Paese. E’ giunto il momento di sciogliere questo nodo gordiano e forse soltanto accettando questa realtà il Pd potrebbe finalmente riuscire ad occupare lo spazio riformista – che a parere di chi scrive è ampio in Italia – di cui la politica italiana ha bisogno.

Per quanto riguarda la questione del lavoro, nell’attuale scenario politico italiano assistiamo al consolidamento di due posizioni speculari ai rispettivi campi politici. Da un lato c’è la linea “pilatesca” del governo fatta di annunci, di azioni e omissioni tendenti a esasperare le contrapposizione tra i diversi soggetti protagonisti della realtà produttiva italiana. Un non  governo basato sul “divide et impera”, i cui frutti migliori sono la disoccupazione dilagante, l’assenza di un seria politica di sviluppo e l’annullamento della classe media.

Sul fronte opposto c’è la linea sposata dalla Fiom-Cgil, sostenuta politicamente da Vendola,  strumentalmente dagli opportunisti alla Di Pietro, e in silenzio dagli “speranzosi” esponenti del Pd che non si rassegnano all’idea di non rappresentare più un determinato elettorato. Questa linea politica si caratterizza per la mistificazione della realtà, per una lettura di essa con gli occhi ideologizzati e di partito, e per un’interpretazione dei fatti strumentale al proprio disegno politico. Una linea della contingenza, che in ogni caso  si occupa del problema ma non della soluzione ad esso.

Bene, tra queste due opzioni politiche, l’Italia ha bisogno di una terza modalità di azione che potrebbe e dovrebbe essere quella promossa e sostenuta politicamente dal Pd: la linea del riformismo reale. Questa posizione per essere spiegata necessita però di una premessa.

L’Occidente sta scoprendo che aver creato intenzionalmente o aver avallato tacitamente per ragioni geo-economiche  condizioni  vantaggiose per la pruduzione a basso costo di manodopera, è come aver scientemente deciso di impostare diversamente lo sviluppo globale rinunciando di fatto alla specificità “occidente”. Quest’impostazione sta portando all’assurda conseguenza che non dovranno essere i paesi in via di sviluppo a progredire, ma i paesi sviluppati a regredire. Una ricerca dell’equilibrio al ribasso, sia sul piano dei diritti che su quello materiale. Queste sono le ragioni dell’economia, le ragioni politiche sono  fuori da questo processo. Si è voluto marginalizzare la politica quale luogo di mediazione degli interessi, confinandola ad un ruolo di arbitro senza potere di intervento.

Nel caso Italia – che non è isolato ma inserito nel contesto globale poc’anzi evidenziato – la concorrenza “sleale” dei paesi in via di sviluppo dovuta all’assenza di normative a garanzia dei lavoratori ha posto gli imprenditori dinanzi ad un bivio: sopravvivere, delocalizzando o eventualmente eludendo la tassazione nelle forme più “sicure” laddove si opti per mantenere la produzione in Italia, oppure chiudere per incapacità a concorrere con le attuali condizioni di mercato.

A questa condizione binaria il Partito democratico dovrebbe offirire una soluzione o quantomeno fare delle proposte, quali: tassazione consistente dei prodotti realizzati nei paesi dove non ci sono garanzie per i lavoratori in linea con gli standard europei (un sano protezionismo è in molti casi necessario), salario minimo europeo obbligatorio da calcolare utilizzando come benchmark i paesi dell’Eurozona, sgravi fiscali per chi non delocalizza, sburocratizzazione della P.A. e dell’attività imprenditoriale, riduzione del costo del lavoro e della pressione fiscale, ridefinizione dei contratti di lavoro previsti dalla legge 30/03 alla luce dell’uso distorto che si fa di essi.

Partecipare ma non aderire ad una manifestazione non risolve i problemi del lavoro, non serve a definire un proprio profilo politico. Manifesta invece la debolezza di un partito che non riesce a trovare il bandolo della matassa. Se questo dovrà essere il Pd è meglio a questo punto decretarne la morte. L’agonia non può più permettersela né il centro-sinistra né in generale l’Italia.

Il Pd attualmente è in un cul de sac: o elabora e applica una nuova strategia politica o continuerà a rimanere ostaggio della contingenza regalando a Vendola & co. il tema del lavoro, a Di Pietro quello della giustizia, ai Socialisti e ai Radicali quello della laicità dello Stato e al centro-destra il governo del Paese.

Antonio Bruno

Pubblicato su the Front Page il 17 ottobre 2010

15 agosto 2010

Congresso Provinciale GD Salerno

Il mio intervento al Congresso Provinciale dei Giovani Democratici di Salerno.

Legge elettorale, fisco e giustizia.

20 giugno 2010



19 aprile 2010

Partito Democratico: tra forma e sostanza

Negli ultimi mesi dirigenti e rappresentanti del Partito democratico hanno discusso di congresso, partito “leggero” o “pesante”, candidature, primarie, elezioni. Tra formule organizzative e interpretazioni varie dell’avanzata della Lega e di Berlusconi (guai a chiamarla sconfitta del Pd), la Politica tra i democratici stenta ad affermarsi come momento prioritario. Da più parti è stato auspicato un confronto su temi come il profilo politico del Pd, l’offerta politica – intesa come capacità di astrarsi dalla dinamica berlusconiana per proporre soluzioni per il Paese durature e non contingenti -, la ridefinizione dei confini politici del partito attraverso contenuti politici e programmatici.

Solo buoni propositi, ma nella realtà si preferisce parlare del contenitore e non dei contenuti. Individuare le priorità per l’Italia, elaborare in maniera chiara proposte e modalità di realizzazione delle stesse, potrebbe portare ad una selezione naturale degli alleati, evitando fraintendimenti, rotture mediatiche e cartelli elettorali. Governabilità: è da questo punto che bisogna partire per ricostruire un normale quadro politico, aperto al protagonismo anche di altre forze che condividono lo spirito della “democrazia governante”. Bisogna uscire dalla precarietà e dall’incertezza dell’attuale situazione politica, e ciò serve al Pd e all’Italia.

Stritolato dalla sua tendenza conservatrice, il Pd vive un momento difficile. Sperare nell’implosione del Pdl, quasi rassegnati ai limiti della propria azione politica, è sintomo di una crisi di idee e di strategia politica più profonda della superficiale litigiosità che fino ad oggi ha caratterizzato i democratici. I metodi e le scelte politiche fatte negli ultimi 15 anni non suscitano più interesse nei cittadini, hanno esaurito il loro potenziale. Era prevedibile, prima o poi i nodi vengono al pettine.

Nell’ultimo decennio in Italia ci sono state trasformazioni sociali e culturali che, di fatto, hanno reso inadeguata la strategia politica messa in atto dal Pd. Le pratiche di pura gestione del potere non garantiscono più risultati elettorali e politici. Il voto è divenuto sempre più mobile, soggetto ai condizionamenti sensazionalistici e mediatici. Nella dinamica berlusconiana l’ideologia ha ceduto il passo al “fare/apparire”, la programmazione politica è stata sostituita dai sondaggi.

Purtroppo anche il Pd è andato a ruota, avallando di fatto una concezione della politica fondata sulla prassi e sul leaderismo. Non c’è futuro per un partito senza un quadro teorico di riferimento, a meno che la tentazione plebiscitaria, presente nel Pd, non faccia da pendant al deserto ideologico. Un simile percorso sarebbe davvero autolesionista. Così come lo è stato allearsi con Antonio Di Pietro, “attore protagonista” della strategia berlusconiana basata sulla polarizzazione dello scontro. Stucchevole è stata la querelle sull’autosufficienza o meno del Pd. Sarebbe il caso di parlare dell’autosufficienza o meno della dirigenza a delineare percorsi politici di ampio respiro.

Bisogna rimettere in moto l’elaborazione politica e culturale con una competizione sui contenuti e non sulle tessere (reali?), per vincere le elezioni e non solo i congressi. Correnti di pensiero, e non eserciti per faide tra leaders. Né la selezione della classe dirigente basata sull’anagrafe né il rinnovamento autopoietico consentiranno al Pd di superare la crisi attuale. Credo che sia necessario individuare la sostanza del partito e rimettere eventualmente in discussione – se necessario – il progetto democratico, per ridefinire il quadro politico del centrosinistra, recuperando la tradizione riformista. Altrimenti il Pd continuerà ad essere minoranza nel Paese.

Articolo pubblicato su FrontPage


                                                                                                                            Antonio Bruno

2 marzo 2010

Circolo Giovani Democratici "B. Craxi"- Vallo della Lucania

Il giorno 1 marzo 2010 presso la sede del Partito Democratico di Vallo della Lucania è stato costituito il circolo dei Giovani Democratici “B. Craxi” di Vallo della Lucania. Nella prima fase di tesseramento si è registrata l’adesione di 20 giovani di età inferiore ai 29 anni. Animati da spirito propositivo, i Giovani Democratici di Vallo della Lucania metteranno a disposizione della propria comunità il loro impegno e la loro passione, fiduciosi di poter contribuire alla crescita politica e sociale del Comprensorio Vallese. Convinti che la partecipazione e la responsabilizzazione della generazione under 30 possa ridurre la diffidenza verso la Politica, i giovani democratici del circolo “B. Craxi” di Vallo della Lucania, si auspicano una partecipazione sempre più numerosa.

Comunica Stampa
Circolo Giovani Democratici "B. Craxi" - Vallo della Lucania
Facebook: Giovani Democratici Vallo


22 ottobre 2009

Consiglio Comunale di Vallo della Lucania

Seduta del Consiglio Comunale di Vallo della Lucania del 19-10-2009. La ripresa audiovisiva è un'iniziativa del Partito Democratico di Vallo della Lucania.



Antonio Bruno: Responsabile Comunicazione PD Vallo della Lucania

15 ottobre 2009

Idee Giovani per Bersani - Il mio intervento

Assemblea pubblica della rete Idee Giovani per Bersani con ENZO AMENDOLA (candidato segreteria regionale PD Campania per la mozione Bersani) e l'On. LIVIA TURCO.

Il mio intervento:

15 ottobre 2009

La Sinistra in crisi d'identità, la destra avanza.

E’ un pò di tempo ormai che un’associazione che si richiama all’”estremocentroalto” e con un preciso obiettivo di radicamento sociale e territoriale riempie le pagine dei giornali e risveglia nei giovani della sinistra un sentimento di indefinito antifascismo. Sto parlando di Casapound, ultimo movimento, ma non per importanza, che si sta sviluppando nella galassia della destra italiana. Guai a chiamarli fascisti senza specificare la loro collocazione temporale: il terzo millennio! Fin qui, nulla di nuovo nel panorama italiano delle categorie politiche: rossi, neri, comunisti, fascisti. Categorie di cui potremmo farne tranquillamente a meno.
Desta invece irritazione (nei nostri ambienti di centrosinistra) la volontà di Casapound di “appropriarsi” di certi ambiti politici considerati fino ad oggi di esclusivo appannaggio della sinistra, per tradizione, per cultura, o chissà, magari per diritto ereditario.
Il sociale, un ambito politico in cui c’è stata e c’è un’egemonia da parte delle forze di centrosinistra, è diventato in questo periodo il campo di battaglia dei movimenti di destra.
A Roma mentre Veltroni organizzava il Festival del Cinema, la destra faceva proselitismo nei quartieri popolari. Alemanno Sindaco.
Nelle Università mentre i giovani di “sinistra” si avvitavano in inutili discussioni sul ’68 o sul G8, piuttosto che occuparsi dei problemi che vivono gli universitari, Azione Giovani conquistava lentamente la maggioranza in numerosi consigli di facoltà.
Al nord mentre i sindacati si preoccupavano di scalini e scaloni pensionistici, la Lega attirava il consenso degli operai.
Oggi a Napoli assistiamo quasi stupiti all’occupazione da parte di giovani attivisti di Casapound di uno stabile di proprietà del Comune. Da “Sinistra” proteste, cortei, pubblicità gratuita a Casapound, manifestazioni e inni all’antifascismo militante. Non una parola sul perché quello stabile si trovi in quelle condizioni. Non una parola sul perché da anni la sinistra non fa più la sinistra. Non una parola sulla qualità della vita a Napoli, in Campania.
La cultura del nemico, dell’antagonismo per categorie, contestata (giustamente) a Berlusconi, sta prendendo quota tra i giovani di sinistra, legittimando implicitamente movimenti come Casapound.
Al di là dei gravi e nostalgici richiami al fascismo che viziano qualsiasi forma di confronto politico con Casapound – perdonatemi ma sono un volteriano alla Pertini – sarebbe opportuno entrare nel merito delle proposte che vengono da quest’associazione. Il mutuo sociale, il part-time retribuito per intero alle giovani madri, gli alloggi sociali. Proposte che, da militante del centrosinistra, valuterei senza alcun pregiudizio. Sull’omofobia, il razzismo, che seppur non esplicitamente promossi dall’associazione, si respirano nell’aria “nera”, nessuno sconto da parte nostra.
In virtù di queste considerazioni ritengo il percorso del centrosinistra segnato: o riscopre le proprie radici, tornando a fare il sindacato del territorio, non con sterili proteste bensì con la politica, o è condannato a perdere nei luoghi che gli appartengo per cultura e tradizione. Non si può campare di rendita. E quando Bersani sostiene che il dato preoccupante è il consenso di Berlusconi tra il popolo, altro non dice, a mio parere, che bisogna tornare tra la gente, seriamente. Riscoprire il sociale è l’unico modo per recuperare quella credibilità persa in questi anni. In poche parole, TORNIAMO A FARE POLITICA.

30-09-2009

21 giugno 2009

ReD Vallo della Lucania - Sapri - Golfo di Policastro: analisi del voto e prospettive politiche.

Non è mai superfluo, dopo una tornata elettorale, interrogarsi sulle ragioni che hanno determinato il prevalere di una proposta politica sull’altra. Inutile dire che tra i diversi contendenti l’analisi è sempre coartata in funzione della propria strategia, determinando un’analisi strumentale che non alimenta le dinamiche politiche. E’ la teoria dei due forni, si sceglie quello che garantisce un pane migliore. Tutti vincitori, nessun vinto.

Noi rifiutiamo questa logica, perché ReD nasce come associazione di donne e uomini che amano la politica e che vogliono farla incontrare con tante persone;

perché ReD vuole costruire tante “piazze delle idee”;

perché ReD non si sottrae alla vocazione che gli è propria, quella di osservatorio politico.

Sentiamo di essere un’opportunità per il Partito Democratico, laboratorio di un riformismo forte e moderno capace di governare il terzo millennio, punto d’incontro delle culture liberal-socialista e cattolico-sociale.

C’è una verità nuda e cruda che questa campagna elettorale ha evidenziato: la scarsa propensione a rendere partecipi i cittadini di un progetto comune.

Gossip, dietrologia, esercizio verbale fine a sé stesso hanno trovato uno spazio smisurato, costringendo le idee al di fuori del perimetro socio-politico. 

La politica si è resa evanescente come un paese che ha condizioni competitive non può consentire. Deve allarmare la costante regressione che interessa quei luoghi e quei modi che un tempo alimentavano l’analisi interpretativa sui processi sociali, economici e politici. I mass media, in tal senso, restituiscono la sintesi compiuta di quanto sia diventata residuale l’idea dialettica del “dibattito”.

Malgrado tutto, nonostante la crisi in atto, siamo persuasi che questo vuoto dialettico finirà per riprodurre anche in Italia un insopprimibile bisogno di politica. Di più, finirà per riprodurre attorno alle ragioni della crisi la dialettica abituale tra conservatori e progressisti. Tra chi scommette sul cambiamento necessario e chi resiste al cambiamento. La storia ci aiuta a dire che la politica seria può tornare di moda. Noi di ReD crediamo fermamente in un nuovo rinascimento della politica, ed è per questo che invitiamo tutti a tenere seriamente aperti quei luoghi residuali di analisi e di aprirne altri per tenere viva l’attenzione su processi che noi giudichiamo reversibili, per prepararsi alle conseguenze che la crisi può generare sullo scenario ora asfittico della politica italiana.

Cari cilentani, questo vale a maggior ragione per il nostro territorio.

C’è l’urgenza di una nuova stagione che stimoli i cilentani a riappropriarsi degli spazi politici, a praticare quella “politica identitaria” mai concretamente perseguita. Non ci sembra che i nostri rappresentanti abbiano curato quest’aspetto, irretiti come sempre in quelle dinamiche ancillari che mal sopportano la centralità dell’identitarismo cilentano nel dibattito politico. Eppure abbiamo notato nei comuni cilentani una buona propensione a rendersi attori di un progetto di crescita e sviluppo del territorio, e ciò interessa giovani e meno giovani. C’è dunque, reale, uno scollamento tra la classe dirigente e il cittadino, una sospensione tra chi “amministra” il territorio e chi “vive” il territorio.

Personalismi e campanilismi soffocano le nostre comunità, ma non sono i cittadini a sponsorizzare queste pratiche autolesioniste. A qualcuno interessa farlo credere, ma noi siamo qui per smentirli.

Troppo spesso una parte della società italiana è pronta a barattare la passione politica per un posto di lavoro "sospeso" che, in un mercato lavorativo concorrenziale, non spetterebbe a chi l’ha prenotato. La raccomandazione non è soltanto una degenerazione della pratica di governo, ma un'aspirazione che interessa non pochi strati della popolazione civile.

Noi “Riformisti e Democratici”  invitiamo i cilentani ad alzare un’unica voce contro chi ci vuole più deboli. E’ questa l’unica strada praticabile per reggere il confronto con realtà che ci sovrastano politicamente, economicamente ed elettoralmente.

Ci si lamenta del “napolicentrismo” ma troppo spesso si dà fiducia a chi fonda la sua politica sul dividere più che sul ricercare le ragioni della solidarietà: è l’idea di chi asseconda solo il proprio successo e la propria voglia di potere.

Noi di ReD invitiamo i cittadini cilentani a sfiduciare chi allontana la sua azione politica dal recupero di una necessaria coesione tra le nostre comunità, chi non mostra alcun interesse su una politica territoriale solidale. E’ il momento di ritornare alla politica attiva, di annullare la distanza tra politica e cittadini, in Italia come nel Cilento.

Il passo successivo toccherà al riformismo.

Siamo convinti che occorra recuperare l’alleanza riformista tra merito e bisogno, nel momento in cui sono molto più agguerrite le fortezze presidiate dai difensori dello status quo. La trasformazione del presente è il punto conclusivo di un percorso che si può realizzare solo con la partecipazione, con le idee, con la dialettica e la condivisione di un progetto comune.

I “Riformisti e Democratici” di Vallo della Lucania e del Golfo di Policastro non si sottrarranno al gravoso impegno: raccogliere tutte le energie sociali, intellettuali e politiche disposte a misurarsi con la sfida del cambiamento, per costruire una comunità di cittadini libera, forte, ambiziosa e coesa.

 

 

 

 

      CRISTIANO DE CESARE                                                                          SABATO VINCI

      ANTONIO BRUNO

(ReD Vallo della Lucania                                                                                 (ReD Sapri-Golfo di Policastro

 red_vallodellalucaniahotmail.it)                                                                     redcarnation@hotmail.it)

12 aprile 2009

UN'IDEA RIFORMISTA PER LO SVILUPPO DEL CILENTO

16 gennaio 2009

CILENTO, E' ORA DI RIFLETTERE

La vicenda dell’A.s.l. Sa 3 conferma l’opinione che mi sono fatto della politica cilentana nel corso di questi anni:  naviga a vista senza una meta.

Inevitabilmente e,  ahimè, improduttivamente,  ogni discussione politica seria, al di là dell’oggetto di essa, finisce per essere un momento di sterile contrapposizione verbale sull’uomo e non sull’idea o l’azione.

Sarà forse dovuto all’inesperienza politica, intesa come assenza di una scuola di formazione politica, o a una precisa volontà della classe dirigente autoreferenziale, che il Cilento, ad oggi, non ha una prospettiva politica. Il guardare oltre alle questioni  interne dei “partiti”, l’ambizione a recitare un ruolo da protagonista, la volontà di differenziarsi dalla malapolitica campana e in generale italiana. Tutti questi elementi dovrebbero ispirare l’azione politica cilentana e, invece, apriamo gli occhi e vediamo solo puerili divisioni campanilistiche, l’affermarsi dell’idea della politica come interesse per fini personali, baronie,  e malessere.

Si, il malessere  che si respira nell’aria, l’insoddisfazione per la mancanza di vitalità, il venir meno giorno dopo giorno della speranza di un cambiamento possibile; questi sono sintomi di una  crisi che è molto più complessa e più pericolosa rispetto alle altre crisi, vere o presunte. Credo che la politica non sappia dare le giuste risposte a questo malessere. Non perché non è in grado (e lo dico per presunzione di non colpevolezza…), ma perché non ci prova. Forse il problema non è l’assenza di risposte adeguate, ma l’incapacità di porsi le domande. Ad esempio: cosa serve più ai cilentani, avere l’A.s.l. Sa 3 o avere un servizio sanitario di qualità?

La politica per me “europeo” dovrebbe essere soprattutto paideia, esempio, guida, non soltanto ricerca ossessiva del consenso. Gli americani lentamente tendono ad europeizzarsi mentre noi lentamente ci avviciniamo alla politica – marketing americana!!! Questioni di convenienza…

Quanto al cittadino, dovrebbe mettersi in guardia dai c.d. effetti di assimilazione, che si verificano ogniqualvolta egli percepisce le opinioni espresse nel messaggio politico come più prossime alle sue di quanto non lo sono nella realtà. Ciò è dovuto soprattutto allo scarso interesse del cittadino medio nei confronti della res publica e, all’inconsapevolezza del ruolo che invece può recitare nella società.  E’ più facile delegare. Questione di convenienza(?)…

Per quanto riguarda invece una pessima tendenza che si sta affermando anche nel nostro Cilento, ossia la legittimazione popolare come sanatoria di ogni male, ritengo che essa non può e non deve essere un alibi per i politici  inclini a portare avanti i loro interessi personali a discapito dell’interesse generale.

Sull’acquisizione del consenso si dovrebbe aprire una seria riflessione.  Per quanto tempo ancora si potrà andare avanti con la logica del do ut des? Cari amici cilentani sono anni ormai che stiamo dando senza ottenere nulla, anzi stiamo perdendo, non l’A.s.l, o qualche altro centro di potere, ma le risorse umane, le migliori menti. Guardatevi intorno, siamo sempre di meno, una decrescita demografica costante, comuni che in disprezzo del buon senso difendono campanilisticamente il loro “diritto a morire” pur di non unirsi e fare sistema. Parafrasando il titolo di un film e di un romanzo  di successo “No country for old man”, tristemente mi vien da dire: “Cilento – No country for young man”.

Ritornando alla paventata ipotesi di soppressione dell’A.s.l. Sa 3, sarebbe stato molto più facile per me presentare la vicenda offrendo al lettore soltanto gli argomenti a sostegno della posizione prevalente nel Cilento, ossia la ritorsione politica, l’ingiustificata avidità salernitana.

Invece ho tentato di porre all’attenzione del lettore entrambi i lati della vicenda: la ritorsione politica e la cattiva gestione (a  mio avviso) non tanto economica ma politica dell’A.s.l Sa 3.

Discutiamo nel merito della questione, proponiamo soluzioni possibili. Ve ne sarete resi conto tutti della debolezza dei politici nel Cilento, sono in difficoltà e cercano aiuto e consenso. Che vigliaccheria, quando le cose vanno apparentemente bene fanno a meno di chiedere la partecipazione dei cittadini, quando invece non sono in grado di risolvere i problemi tentano di usarci come pedine del loro scacchiere.

Prossimamente riporterò, se autorizzato, alcune riflessioni sull’A.s.l. Sa 3 che mi sono state inviate.

6 gennaio 2009

ASL SA 3: AI "PAZIENTI" L'ULTIMA PAROLA

Riporto di seguito i video dell’Assemblea Cittadina che si è tenuta a Vallo della Lucania il 3 gennaio 2009 dal tema: “Salviamo la sanità e l’autonomia del Cilento e Vallo di Diano”. Come molti di voi già sapranno la Regione Campania ha varato il piano di rientro dal disavanzo sanitario al fine di evitare il commissariamento della sanità campana da parte del Governo. Essendo una semplice presentazione mi limiterò a cartografare cursoriamente la questione. Il piano prevede una razionalizzazione della spesa che si traduce in tagli di posti letto e in una (probabile) diminuzione delle A.S.L. presenti  sul territorio regionale; la provincia di Salerno sembrerebbe ricevere il peggior trattamento tenuto conto che la diminuzione dovrebbe colpire due delle tre A.s.l. che gravitano nella provincia salernitana. Come dire, la coperta è troppo corta, da una parte bisogna tagliare. Volendo sorvolare sul fatto che soltanto la minaccia del commissariamento ha condotto la giunta campana a intaccare selettivamente i serbatoi elettorali dei vari dominus della regione e a porre un freno allo sperpero di denaro pubblico, la scelta di assegnare una sola A.S.L per provincia ha risvegliato nei cittadini campani, o meglio a una parte di essi, quell’interesse al servizio sanitario che per molti anni è stato latitante. Ma come stanno realmente le cose in merito all’A.s.l. Sa 3? Il think tank cilentano lamenta una grave perdita per il territorio, non si fida della gestione salernitana, teme una penalizzazione del territorio meno influente politicamente (il Cilento) a vantaggio di Salerno e hinterland. Soltanto qualche timido accenno all’utente, ossia al cittadino. Mistero.
Le cariche dirigenziali in questa tormentata vicenda sembrano contare più della qualità del servizio reso ai cittadini. Spaventa l’ipotesi dell’A.s.l. unica, ma si tace sulla gestione clientelare  della sanità posta in essere in questi anni. Un silenzio in realtà assordante, tant’è che lo scrivente legge nella nuova posizione del consiglio regionale e, di conseguenza, del Pd campano la volontà politica di ridefinire ruoli e posizioni. Nessuna censura sulla malasanità, oggi in Campania è in atto una faida politica e, more solito, a pagare saremo noi cittadini.
Dunque, una faida interessa l’area del Partito Democratico, partito che oggi gestisce l’A.s.l Sa 3, partito rappresentato in questo territorio dal vice-presidente della giunta regionale Antonio Valiante.
Un nuovo martire per il Cilento? O, piuttosto, l’incapacità cronica dei cilentani a leggere una realtà ben più complessa?
Ai “Pazienti” l’ultima parola...



I VIDEO DELL'ASSEMBLEA CITTADINA

11 maggio 2008

IL NAUFRAGIO

La vittoria annunciata delle elezioni politiche da parte del sempreverde Berlusconi, e l’affermazione di Alemanno a Roma segnano l’inizio del countdown. Il sistema si mostrerà con le vesti dell’entourage Berlusconiano, e in un processo incontrollabile si genererà l’anti-sistema. Ovviamente gli interpreti dell’altra faccia del potere non potranno più essere  coloro che fino a pochi giorni fa erano il sistema superficiale del potere stesso. Veltroni & Co. a casa…si può fare!!! Solo chi non ha occhi per vedere e orecchie per sentire, e ahimè in Italia ce ne sono molti, può negare o confutare a proprio piacimento il ruolo determinante svolto dall’informazione in questi anni di sospensione della politica, intesa come servizio per la collettività. Gli interessi personali o partitici hanno fatto smarrire il fine dell’azione politica di un governo, di un parlamento o di qualsivoglia istituzione. Il progresso materiale e culturale del popolo italiano collide con le logiche individualiste e settarie dell’attuale politica italiana. Berlusconi non ha un progetto, è un semi-dittatore utile solo a se stesso. Gli anni novanta hanno fatto emergere l’incapacità e la vera natura degli uomini politici della sinistra italiana. Mascherati da paladini della questione morale, questi uomini senza senso che si facevano chiamare comunisti, appena hanno accarezzato la calamita del potere, lungamente sognata, hanno tolto la maschera e hanno mostrato la loro vera natura, calpestando la questione morale e gli ideali socialisti (che non hanno nulla in comune con il socialismo italiano recente). Poco accorti e figli di un’ideologia(?) incompatibile con la realtà italiana, i padri della seconda repubblica delle banane, si sono fatti travolgere dal potere. Solo chi ha un progetto politico ben preciso e un’ideale che svolga la funzione di faro può opporre resistenza all’immane forza corruttrice del potere. Beh, questi uomini della sinistra italiana erano sprovvisti dei necessari ancoraggi, e il naufragio prima o poi doveva avvenire. Oggi possiamo dire con gioia e leggerezza d’animo che la nave è affondata senza il suo capitano, semplicemente perché non c’era nessun capitano. Credo che dagli inizi degli anni novanta sia iniziato il percorso di avvicinamento all’anno 0 della sinistra. Ora è il momento dell’autocritica e dei saluti finali.

Sul fronte opposto il sistema Berlusconi è stato allevato seguendo schemi e procedure tipiche di un altro sistema di potere, o meglio del sommo potere, l’Impero: con il controllo dell’informazione è giunto a influenzare le coscienze degli italiani, anche di quelli avversi alla sua politica. E’ bene dirlo, Berlusconi ama questa sinistra italiana, a lei deve l’autorizzazione a candidarsi alle elezioni politiche del 1994, a lei deve soprattutto il disorientamento degli elettori di sinistra.

Già dalla fine degli anni novanta il sistema Berlusconi era pronto per riprodursi, era maturo per essere elevato a religione. Il depauperamento costante della coscienza critica e civile operato dalla televisone italiana, vedi reality farsa, falsi miti made in Costanzo & De Filippi, informazione e approfondimento modello Bruno Vespa – Emilio Fede, rispondono ad una logica ben precisa, che è quella di creare le condizioni ottimali per far nascere i figli del sistema Berlusconi: gli elettori – drone di cui parlava Cristiano in un precedente articolo. Berlusconi ha creato dei mostri replicanti, tra i quali lo stesso PD.


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5 aprile 2008

LA CHIAMAVANO LAICITA'

Ciao, vi ricordate di me? Sono un principio fondamentale della democrazia, ma nel vostro bel Paese non c’è posto per me. Quando io non ci sono c’è meno democrazia; quando io non ci sono non c’è pluralismo; quando io non ci sono… ci sono loro: gli oscurantisti.

Ho provato ad affermarmi anche da voi, ma senza nessun risultato; forse sono incompatibile con il dna dei vostri politici, forse rappresento la libertà, vera nemica dell’oscurantismo.

Nel vostro paese vengo declinata in tutti i modi, tranne che in quello giusto. C’è chi prospetta derive laiciste e anticlericali se un giorno mi affermerò, e c’è chi invece non prospetta nulla, perché ben conscio che difficilmente mi affermerò!!!

Potete trovarmi in Francia, Spagna, Germania, Olanda, Inghilterra, Belgio. Loro sono democrazie, e lì i diritti civili non vengono chiamati “questioni eticamente sensibili”, ma semplicemente diritti.

Arrivederci Italia

                                                                                                                                                         Laicità


11 ottobre 2007

CIAO CIAO SINISTRA

Il 14 ottobre segnerà la fine dell’egemonia dei Ds nella “sinistra” italiana. Con il Partito Democratico di fatto i DS lasciano ciò che avevano di sinistra ad una moltitudine di aspiranti forze di ispirazione comunista o socialista.
La sinistra italiana è paralizzata da una contrapposizione ideologica decisamente anacronistica tra comunisti e socialisti, o meglio tra i primi e l’ideologia socialista, incautamente e antistoricamente accantonata dai figli di Togliatti con l’aiuto del Bettino “socialista, guida distruttrice del PSI.
Tre partiti di ispirazione comunista sono davvero troppi se non inutili sotto il profilo storico e politico. Se ad essi (PRC, CI, SD) aggiungiamo il nascente Partito Socialista, la frammentazione politica della sinistra può dirsi completata. Storicamente l’ideologia comunista non ha più ragion d’essere e sono davvero stucchevoli le arrampicate sugli specchi dei massimalisti italiani, che vedono nei precari di oggi gli operai di ieri. Il coraggio di superare dignitosamente gli steccati ideologici è, e non può essere diversamente,  il punto di partenza di un nuovo progetto politico della sinistra italiana. Una grande forza di ispirazione social-democratica che faccia da contrappeso al PD (DC) può evitare la deriva centrista che si profila all’orizzonte. Saranno in grado le cariatidi della sinistra più antistorica che ci sia in Europa ad evitare il proprio suicidio politico?
I neocentristi democratici, nel frattempo, stanno mollando gli ormeggi e si allontano dal porto della sinistra per approdare nella caritatevole darsena del potere. O la sinistra cambia o l’Italia dovrà rassegnarsi ad uomini di provata moralità come Mastella…l’inciucio è vicino!!



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3 ottobre 2007

TURBOLENZE ITALIANE

La società italiana è scossa da un’ondata di scetticismo nei confronti di chi esercita il potere di governo sulla comunità, sia esso di destra o di sinistra. Eppure ci sono politici e finti giornalisti che inverosimilmente marginalizzano questo fenomeno bollandolo come antipolitica. In un Italia partitocratrica l’uno o l’altro schieramento sono complementari per la sopravvivenza di un sistema politico che tende ad escludere e non ad includere. Prodi sostiene che la politica è lo specchio della società…Forse dimentica o ignora che la politica ha il compito di guidare la società; infatti questa politica ci sta portando in un baratro dal quale sarà difficile risalire. La decadenza etica della classe dirigente del nostro paese, sempre più spesso preoccupata di autoconservare il proprio potere, piuttosto che di affrontare i problemi che affliggono il bel Paese ( il paese del sole che non sviluppa fonti di energia alternative come il fotovoltaico!!!), inevitabilmente influisce sull’agire del cittadino. Se una norma, sia essa giuridica o etica, non viene rispettata dal vertice della piramide organizzativa dello stato, ossia da chi dovrebbe dare l’esempio, per una sorta di effetto domino essa sarà percepita  in maniera distorta dal popolo. In un certo senso il non rispetto delle norme da parte di chi ci governa, “autorizza” il cittadino a compiere tante piccole infrazioni. L’informazione dovrebbe avere un ruolo decisivo nel rendere conoscibili misfatti ed inganni politici, ma cinicamente anch’essa tende a preservarsi e a non alterare il quadro dei poteri consolidatosi nel tempo. Chi crede in un rinnovamento interno della politica non fa altro che alimentare l’oscurantismo persistente che ci attanaglia e che ci condannerà ad un futuro di malessere sociale e di malaffare istituzionale.  Serve un impulso esterno, pulito ed eticamente corretto, per azzerare questo polipo dai mille tentacoli chiamato politica. Che sia Grillo o qualcun altro non importa; è indispensabile una rivoluzione culturale, sociale ed etica affinché il vuoto non venga colmato da soggetti già contaminati da questo sistema.

“Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”- Martin Luther King

26 settembre 2007

MAFIA DI STATO

A 27 anni dall’introduzione del 416 - bis nessuno più  (teorie dellutriane del “Mafia way of life” a parte) si sognerebbe di negare l’esistenza del fenomeno mafioso, come un tempo accadeva.Una piaga intollerabile che soffoca lo sviluppo sociale ed economico di metà del nostro territorio,e falsa in partenza l’economia nazionale e globale.Un esecutivo di un Paese che si suol definire civile e democratico non dovrebbe avere esitazione nell’ inserire la lotta generalizzata alla criminalità organizzata tra i primi e fondamentali punti della propria agenda di governo. In un Paese veramente civile probabilmente si proclamerebbe lo stato d’emergenza. Eppure in Italia da decenni si susseguono Governi che tacitamente inducono a convivere con il fenomeno mafioso, come se esso non esistesse o come se non fosse un problema della politica ma di esclusivo appannaggio della Magistratura e delle forze dell’ordine. La volubilità dell’opinione pubblica, assuefatta agli strali anestetici dell’informazione di regime, fa il resto. La Mafia non è un problema di mero ordine pubblico, questo lo sanno anche i gatti, ma i nostri politici non si sforzano di presentare il problema in termini diversi,in quelle rare occasioni in cui se ne discute, e cioè quando qualcuno spara e ci scappa il morto. Si parla continuamente di economia, di tasse, di occupazione, etc., ma mai un cenno al fatto che metà del territorio nazionale è in mano alle mafie, che metà della nostra economia è in nero, che al sud è praticamente impossibile svolgere attività d’impresa e che le organizzazioni criminali “fatturano” ogni anno una somma su per giù corrispondente a quattro volte la finanziaria 2007. Ai nostri politici tutto questo sembra non interessare. C’è chi considera prioritario riformare le pensioni, chi approvare i Dico, chi modificare la legge 30, la lotta alla mafia sembra quasi un problema secondario, non impellente. Per i magistrati in terra di Mafia fare il proprio dovere è diventato  quasi impossibile. Confindustria promette l’espulsione agli imprenditori che pagano il pizzo. Ma cosa fa lo Stato per proteggere le vittime del racket? Pino Masciari, uno dei pochi imprenditori ad aver denunciato il sistema, vive da 10 anni come un desaparecido insieme alla sua famiglia e gli è stata persino sottratta la scorta. Tant’è che trova addirittura difficoltà a testimoniare nei processi. Il senatore a vita Emilio Colombo tramite la scorta alimentava un traffico di cocaina. Lui si che ne aveva davvero bisogno… Chi può avere il coraggio di denunciare sapendo di non poter contare sul sostegno delle istituzioni?Per quanto tempo ancora tollereremo che i Dell’Utri, i Cuffaro, gli Andreotti siedano comodamente sulle loro poltrone? E’ pur vero, mala tempora currunt,e il degrado morale di questa classe dirigente induce a chiedersi  se davvero sia possibile cadere più in basso di così. Ma dopo 5 anni di Forza Mafia al Governo era lecito aspettarsi qualcosa di più che la nomina a Ministro della Giustizia di un  testimone di nozze di uno stretto collaboratore di Provenzano e di due pregiudicati per reati contro lo Stato e la P.A. nella commissione antimafia. Del resto il fantomatico programma di Governo dell’Unione parla della lotta al crimine organizzato come “priorità assoluta”e tra le tante cose si propone di :” recidere il patto scellerato criminalità organizzata - politica - impresa, perseguendo senza esitazioni contiguità e collusioni con il sistema mafioso”. Invito a punzecchiare con decisione nelle sedi opportune i despoti di casa nostra per chiedere il rispetto del programma di Governo  nel punto “Lotta al crimine organizzato”. E’ giunto il momento di smetterla di chinare il capo, di chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia e al malaffare e di rapportarci con deferenza a questi politicanti di basso profilo.Chiedere una politica senza compromessi con il malaffare non è chiedere la luna. O forse non lo sarebbe se non fossimo in Italia…

20 settembre 2007

L'ANTICAMERA DELLA CRISI...

Se un medico dovesse fare una diagnosi al centro-sinistra italiano, sicuramente direbbe che il paziente è affetto da schizofrenia. Si vota un programma elettorale di oltre 200 pagine, e chi cerca di farlo rispettare viene additato come irresponsabile. Si vincono le elezioni cavalcando l’antiberlusconismo, ma le leggi vergogna sono ancora lì. Addirittura in sede europea il governo Prodi ha difeso la legge Gasparri…in nome dell’italianità e della mala-politica!!! Ricordate la legge ex-Cirielli? Poca roba in confronto dell’indulto!!! La mancanza di decisionismo nell’ambito della coalizione, come gia sottolineato in precedenti post, autoironicamente definitasi Unione, si sta manifestando giorno dopo giorno in modo crescente, direi preoccupante. Temo un “si salvi chi può” all’orizzonte. Oggi al senato è andata in onda l’ennesima prova di forza del Governo: si vota la mozione dell’Unione sulla Rai, la maggioranza non c’è, semmai c’è stata!!! Come al solito i problemi di tenuta della maggioranza vengono dal centro. Se non ci sono i numeri per affrontare la questione Rai, immaginate quando il parlamento dovrà votare la finanziaria o la riforma del welfare!! Vabbè tanto ci siamo abituati ai suicidi dell’Unione: Mastella non vota il programma dell’Unione nella parte in cui si affrontano i Pacs. Cosa fa il Governo, ben sapendo che i senatori dell’Udeur sono decisivi? Propone i Dico. Risultato? Cade il governo!!! Forse manipolare e controllare l’informazione in una società poco educata alla verità, è più importante di amministrare e governare la res publica. Ecco perché tutti i partiti vogliono un consigliere nel Cda Rai. Il direttore del Tg2 ipotizza scenari drammatici a causa delle dichiarazioni di Beppe Grillo…sarà forse perché sente puzza di bruciato, e da fedele servo del potere scende in campo in prima persona per difendere il sistema che gli ha permesso di occupare quel posto. Se osservate il linguaggio di questa politica vergognosa, vi renderete conto che ciclicamente il discorso verte su termini scelti ad hoc per distogliere l’attenzione dai veri problemi: riformisti, radicali, anticlericali, teo-dem, teo-con, liberali-democratici etc. Ora è il momento dell’antipolitica.  La soluzione? Il Partito Democratico, il neo(?)-centrismo…Berlusconi!!!



15 settembre 2007

PAROLE, PAROLE, PAROLE...

Come al solito in Campania il processo di rinnovamento della politica è destinato al fallimento. Finzione è il termine adatto per definire ciò che gli illustri politici campani chiamano nuova stagione della politica. Se il segretario nazionale del Partito Democratico spettava ai Ds in virtù del 17.5 % dei voti su base nazionale, inevitabilmente, e ahimè tristemente, il segretario regionale del PD campano doveva essere, e sarà, un esponente della Margherita, primo partito  della giunta regionale con il 15.92 % dei voti. Il clientelismo paga in termini elettorali, e questo lo sanno bene i cittadini campani, che dovrebbero avere  una sanità eccellente in rapporto a quanto spende la regione, dovrebbero avere una regione con uno sviluppo economico notevole dato l’immane quantitativo di denaro affluito nelle casse (solo?) regionali dall’ Unione Europea (POR e tutti gli altri acronimi che servono a non far capire di cosa si tratta!!!), e invece? In questo ultimo anno era stata prospettata una politica nuova, capace di eliminare ogni tipo di connivenza con la criminalità organizzata, di risolvere l’emergenza dei rifiuti urbani e tossici, di ridurre al minimo strutturale il virus del clientelismo, di innovare, di creare sviluppo e occupazione. E invece qual’è il risultato di tutte queste parole al vento?  Chi gestiva e gestisce a proprio piacimento la politica campana, continuerà a gestirla anche dopo il 14 ottobre, attraverso pedine che non conoscono cosa sia l’autonomia, la progettualità e il merito. Il PD sarà il frutto della partecipazione dei cittadini alla politica, dicevano…Partecipazione non significa legittimare scelte prese da chi non vuole la partecipazione!!

Beh…non tutto è perduto, abbiamo pur sempre il PASER di ferragosto, il Columbus Day, le consulenze, 1 tonnellata di rifiuti tossici per ogni abitante della regione campania, il sole, la pizza e il mandolino!!!



2 settembre 2007

REALTA' VIRTUALE

Giorni di passione e di nostalgia del passato per la politica italiana. Un passato di trame oscure e di debito pubblico. La politica ormai vive di proclami e minacce, di finte ritorsioni e di momentanee riconciliazioni. In democrazia il politico deve render conto del suo operato al cittadino. In Italia no,  l’autoreferenzialità è l’unico criterio di rendicontazione conosciuto dai politici. Il club di Montecitorio non ammette la partecipazione del popolo; essa è severamente vietata dall’art. 1 dello statuto della casta: “Mai permettere al cittadino di esercitare appieno i suoi diritti politici”. Rinnovamento e nuove alleanze, manifestazioni e governo, circoli e P2, neocentrismo e anticlericalismo. Tutti temi che stanno molto a cuore ai nostri carissimi politici, stanchi di un’informazione pressante ed incalzante, che non riesce a cogliere i frutti di una classe dirigente usurata e sottopagata, e troppo spesso fustigata e messa al bando per qualche misera clientela, o per qualche inutile ed insignificante privilegio.

Non c’è nulla da dolersi quando la politica è innovatrice e portatrice di idee come è in Italia. Che male c’è nell’avere la classe dirigente più vecchia d’Europa? Non è colpa dei politici se lo statuto del club prevede come requisito per l’adesione un’età che possa assicurare la continuazione della specie homo latro. Preservare il club da giovani intraprendenti e ancora idealisti è un imperativo categorico. Per questo motivo chi ancora crede in principi come l’uguaglianza e la legalità è pregato di non interferire con il lavoro del club, pena l’allontanamento coattivo  dell’aula del sacro parlamento. C’è un’informazione deviata che pur di speculare sui politici fa credere che un ottimo stipendio da precario non permette di progettare il futuro. Che blasfemia!!! E’ con 15000 euro che non si riesce ad arrivare a fine mese, non con 1000 euro. Tutta questa malvagità sarà sicuramente il frutto di un complotto organizzato da Al Qaeda!!! Ne sono certi i politici, per questo armano, a colpi di esenzioni, il condottiero Ratzinger…



23 agosto 2007

LA POLITICA SI RINNOVA...

L’estate torrida paventata dai nostradamus del meteo si è fortunatamente rivelata una boutade giornalistica. Piuttosto l’Italia è in fiamme, ma per questo non c’è bisogno di nessun frate indovino. Un po’ come dichiarare che la politica italiana è attesa da un autunno rovente, facile no? I tribuni del popolo non hanno perso tempo, dissotterrando il classico clichè degli affabulatori dal fiato corto: rinnovamento. Il rubicondo signore dell’estasi non esiterebbe ad esclamare: perbacco! I nostri affabulatori sono probabilmente stanchi, neanche si sforzano di camuffare la forma. Perché non adoprare, a tal uopo, la santissima lingua dei nostri Padri come, motu proprio, suggerisce il lefebvriano Benedetto XVI? “Lupus agnum edit” disse il savio lupo all’ingenuo gregge di agnelli, e tutti esclamarono: meraviglia!
Renovatio, signori, renovatio salmodiate dalle panche del parlamento.
Nessuno obietterà, nessuno ammonirà, nessuno vi accuserà di profanare la nostra lingua madre, mater omnium virtutum. Insomma, in un parla-mento tutto è lecito e, d’altronde, il linguaggio è un organismo pulsante, cangiante nei tempi e nei modi. E se la classica renovatio diventa sinonimo di “cerchiobottismo”, nulla di nuovo sotto il sole d’Italia, patria dei Gonzaga e dei Borgia, dei Machiavelli e dei cicli storici vichiani. Qua non si muore con tutti i filistei…

Questa è la terra del Partito Democratico e della “prode” Finanziaria.
Pare necessario sottolineare che, per quanto siano stati concepiti da eccellentissime menti, gli stessi rientrano nella vile categoria degli strumenti, dei dispositivi; ciò che, con felice intuizione, i parlanti inglesi chiamano device - e facciamoli contenti gli anglosassoni, questi tronfi ma lodevolmente sintetici padroni del mondo. Un partito, una manovra economica sono, per l’appunto, device, nulla più.

Il rinnovamento, al contrario, è qualcosa che rimanda all’ethos, qualcosa che mette alla prova gli autori di questi dispositivi. Insomma, renewal is not a mere device. Ah, quest’inglesi!
Agli autori dobbiamo chiedere di tradurre le loro idee in prospettive affatto nuove, di sciogliere i ceppi di un passato logoro.
Epperò sembra che il principio-guida dei nostri “cari” onorevoli  sia il trasformismo, ben altra cosa dall’auspicato rinnovamento. Accade tra queste valentissime menti che un movimento circolare sia confuso per un movimento progressivo. Una vera disdetta!

Amministrare e governare con giudizio la res publica deve essere l’atout  per gli eletti dal popolo,  ma pare che l’esercizio parlamentare offuschi la mente di questi onorevoli rappresentanti a tal punto da persuaderli che essi siano gli eletti del popolo. E da questo bizzarro bisticcio di parole, da una vocale aperta e poi chiusa in malo modo può accadere, come invero accade, che l’interesse collettivo si confonda incidentalmente in interesse personale.
Del tutto incidentale, ovviamente.

Il “popolo sovrano” resta l’idea fondativa del vi..[.]oso parlamentare, che opera sempre e comunque per il bene della collettività, fraternamente.
Tocchereste Caino, voi?
In fondo è nostro fratello, lavora per noi…

 Aristide Cherubini Giacoia



21 giugno 2007

I DS CALANO L'ASSO...

Il partito democratico chiama, Veltroni risponderà? Sull’autorevolezza e sul carisma del sindaco di Roma non ci sono dubbi, è lui l’unico leader del centrosinistra che può far recuperare consenso al melting pot unionista. Improvvisamente i dirigenti dei Ds hanno capito che così non si va da nessuna parte, anzi il 17.5% preso alle ultime elezioni, vacilla sotto le scure delle intercettazioni, del poco peso politico del primo partito della coalizione, troppo spesso impegnato ad occupare poltrone, e poco sensibile alle aspettative della sua base. Quindi, vista la situazione complessa, i Ds giocano il jolly Veltroni, colui che sapientemente ha subito lo strapotere dalemiano all’interno del partito, ma che ora guarda D’Alema e Fassino come il lupo guarda l’agnello!!! Quest’accelerazione nella designazione del leader del Pd può avere diverse chiavi di lettura: si sceglie Veltroni perché questo governo di sopravvivenza avrà poca vita, e il Pd vuole arrivare pronto alle elezioni (2008?-2009?); ma l’altro lato della medaglia può essere però molto negativo per la sinistra visto il trend del calo dei consensi: si rischia di bruciare anche l’unica carta vincente capace di prevalere sullo schieramento di centrodestra. Finalmente però i Ds hanno avuto il coraggio di candidare un loro uomo alla guida del paese, e questa mossa potrebbe stravolgere anche gli assetti della Casa delle Libertà, perché se così fosse, la candidatura di Berlusconi potrebbe vacillare, data la sua l’età. La destra senza Berlusconi non vincerà mai, Fini non ha il carisma del Cavaliere, Casini è ormai in rotta di collisione con gli alleati. Comunque andrà si profila un’estate bollente, non solo a livello climatico!!!


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1 giugno 2007

MORALISTI A CASA NOSTRA...

di Antonio Bruno ed Emilio Prinzo


Le idee religiose hanno ancora molto impero, più di quanto non si creda da taluni filosofi. Esse possono rendere grande servizio all’umanità. Essendo d’accordo col papa si domina ancora la coscienza di 100 milioni di uomini. (Benito Mussolini, 5 maggio 1929)

A parte il rilievo che quei 100 milioni di uomini sono diventati 1 miliardo, queste parole del Duce suonano ancora molto attuali e bisognerebbe ricordarle a chi ancora ingenuamente pensa che il potere temporale della Chiesa si sia esaurito con l’estinzione dello Stato Pontificio. Del resto se c’è tanta gente che è disposta a credere a vetusti miti giudaici (tipo Adamo ed Eva e il serpente della prima mela) e a formulazioni dottrinali in stile surrealistico - fantascientifico (tipo la Trinità e la transustanziazione,sic!) non c’è da meravigliarsi…Certo, ci dicono che siamo una democrazia. In una democrazia funziona che tutte le confessioni religiose sono uguali davanti allo Stato e nessun ordinamento religioso interferisce con le norme dello Stato. Si chiama laicità, e in sua assenza non vi è democrazia. Ergo , tecnicamente non possiamo definirci una democrazia in piena regola (tra l’altro se fosse quello della laicità l’unico deficit di democrazia in questo Paese staremmo a posto). Perché non mi si venga a dire che c’è laicità in uno Stato dove esistono cose come l’8 per mille, l’ora di religione nelle scuole, i crocifissi nelle aule pubbliche e dove le gerarchie ecclesiastiche riescono, grazie alla complicità dei partiti-vergogna, cattolici e non, a dettare l’agenda della politica e a dominare i costumi e la morale. Si cerca di imporre l’assolutismo di una morale bigotta, sessuofoba, ipocrita e spesso razzista, che si pretende sia fondata sulla parola di Dio, quando in realtà si tratta della riformulazione fuori contesto di principi enunciati in testi millenari, appartenenti ad una realtà lontana anni luce dalla nostra, riformulazione spesso basata su libere associazioni che farebbero impallidire il miglior Kafka.. Salvo poi guardarsi bene essi stessi dal rispettarla. Così abbiamo preti che predicano vangeli in cui si beatifica la povertà, accanto a ceri elettrici a gettone stile slot machine , emblema di un business che va dai santuari mariani, agli scandalosi giubilei, al listino prezzi dei vari sacramenti e attività connesse. Tutto questo profittando dell’ignoranza della povera gente. Un business così florido da parte di un ente parassitario e improduttivo richiederebbe quantomeno un adeguata tassazione. Invece la Chiesa sottrae ogni anno allo Stato 9 miliardi di euro tra contributi pubblici ed esenzioni fiscali, più 2 miliardi e 250 milioni complessive ai Comuni in termini di esenzione ICI. Metà della finanziaria 2004. Non è meraviglioso? Si predica il “Non uccidere” dimenticandosi che il Catechismo giustificava la pena di morte fino a ieri l’altro, e che la stessa pena di morte è rimasta effettivamente in vigore nel Vaticano fino al secolo scorso. Si condannano l’Illuminismo, il relativismo, lo scientismo e un sacco di altri “-ismi”, in quanto radici dei mali moderni e si rivendicano le radici cristiane del moderno pensiero democratico e scientifico, quando in realtà qualsiasi persona che conosca un po’ di storia sa che è l’esatto contrario, e cioè che la Chiesa è stato un freno al progresso umano e scientifico, e lo è ancora oggi, perché non c’è molta differenza tra il condannare l’evoluzionismo e l’eliocentrismo e scagliarsi contro la ricerca sulle staminali. Si condanna il narcotraffico, ma si seppellisce Enrico De Pedis, noto capo della Banda della Magliana, omicida e narcotrafficante, nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare, un privilegio che, secondo il diritto canonico spetta solo al Pontefice, ai cardinali e ai vescovi. Si biasima la corruzione, ma non fu proprio lo IOR a smistare la maxitangente Enimont? Eh, già, lo IOR…Che dire dello IOR, la banca delle meraviglie, l’unica banca in Europa a non aderire alle norme antiriciclaggio, un collettore di tutta la sporcizia di questo mondo, al centro di tante tra le vicende più oscure di questo Paese…Che dire di Calvi, Sindona, Marcinkus, Gelli Ortolani? Tutti esempi di moralità? Eppure nessun cardinale si è mai indignato per gli strani rapporti finanziari tra l’Ambrosiano e lo IOR…Che dire, “Beati i poveri”… Ebbene, nonostante tutto questo, non appena qualcuno solleva un minimo di critica si scatena un finimondo, appena qualcuno che ha un po’ di senso dello Stato invoca la laicità si tirano fuori sciocchezze letterarie tipo ”laicismo”, “anticlericalismo”, “stalinismo” ecc., i potentati di turno come cagnolini stanno sempre schierati a difesa di Santa Romana Chiesa e quasi mai si spende una parola sul merito della questione. Ovviamente con la complicità del solito giornalismo viscido e ossequioso e di personaggi come Vespa, che si divertono a mandare in onda puntate sulla Madonna di Fatima e il compleanno del Papa, mentre per vedere rai educational bisognerebbe svegliarsi alle 5 del mattino. Questa è l’Italia della doppia morale, una per la gente, l’altra per chi la detta. Gli italiani hanno delegato la propria coscienza morale alla Chiesa, perché forse è più comodo così, è sempre meglio giudicare gli altri che guardarsi dentro. In un periodo di crisi sociale, come quello che stiamo attraversando, i poteri forti tendono sempre di più alla difesa dei propri ruoli, da un lato la politica, dall’altro la Chiesa , da un altro ancora gli industriali, uniti nel nome dell’autoconservazione del potere; noi cittadini siamo l’esercito dei vari poteri, ci schierano per “combattere” finte guerre ideologiche che hanno come unico obiettivo la sopravvivenza ed il rafforzamento di un potere sempre più marcio.

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