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" GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO. RESTANO LE LORO TENSIONI MORALI E CONTINUERANNO A CAMMINARE SULLE GAMBE DI ALTRI UOMINI"

"Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l’azione e l’utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono di spezzare il cerchio, e invece non fanno altro che rinsaldarlo."-
Pier Paolo Pasolini

Libri Consigliati
Il Crepuscolo degli idoli  di F. Nietzsche
L'unico e la sua proprietà di M. Stirner
Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e M. Padovani
Poteri forti di Ferruccio Pinotti
La Israel lobby e la politica estera americana di J.J. Mearsheimer e Stephen M. Walt
L'Anticristo di F. Nietzsche
Fratelli d'Italia di Ferruccio Pinotti
Roghi Fatui di Adriano Petta
Le vie infinite dei rifiuti di Alessandro Iacuelli
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Una teoria della Giustizia di John Rawls

"Combattere e vincere 100 battaglie non è prova di suprema eccellenza, la suprema bravura consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere" -Sun Tsu-



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"In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a vivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali. Quel che conta è l'amico o la conoscenza per ottenere una spintarella. E' la mafia, che esprime sempre l'esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".
-Tratto da Cose di Cosa nostra di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani-

"Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte su cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere. Il fascismo, voglio ripeterlo,non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e d'informazione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".- Pier Paolo Pasolini

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10 luglio 2007

COMMISSIONE D’INCHIESTA SUL G8, UNA QUESTIONE INELUDIBILE

Questo post è rivolto a chi ha ancora la forza di indignarsi. Perché per quanto possa sembrare cosa naturale, di fronte alle verità che ogni giorno ci è dato scorgere nel bailàmme di manipolazioni, distorsioni, strumentalizzazioni, occultamenti cui quotidianamente siamo costretti ad assistere,  persino indignarsi costa fatica. E’ l’effetto dell’immobilismo cerebrale cui l’opinione pubblica di questo Paese è condannata dai colpi di mortaio della disinformatija; la rassegnazione che diventa “mitradizzazione” ad ogni ulteriore porcata  di una classe politica priva oramai di ogni senso del pudore. I fatti di Genova sono un esempio lampante di come opera questo meccanismo di insabbiamento e mistificazione. Vogliono condannarci all’oblio. “E’ acqua passata”, come dice Follini. Una promozione di qua, una prescrizione di là, qualche bella intimidazione al silenzio e poi di nuovo tutti felici e contenti. Non importa che tutti abbiano potuto vedere i documenti visivi di quel revival fascista,  e ascoltare le scioccanti testimonianze di chi, suo malgrado, ne subì le conseguenze.. Non importa che saltino fuori telefonate agghiaccianti di poliziotti allegri e soddisfatti della morte di un giovane. Non importano i finti accoltellamenti,le molotov apparse dal nulla e poi sparite, i falsi verbali precompilati. Non importa che il Ministero dell’Interno sia stato condannato a risarcire 24300 euro ( soldi da attingere alle casse dello Stato) ad una signora di 44 anni, mentre i veri colpevoli restano inidentificati, senza contare la valenza di precedente che questo episodio potrebbe assumere e la possibilità che vengano ordinati risarcimenti ancora più onerosi nei confronti di chi, come ad esempio Mark Covell e Thomas Albrecht, per poco non ci ha rimesso le penne. Non importa la testimonianza di un vicequestore che qualifica l’assalto alla Diaz come “macelleria messicana”. Non importa nemmeno che l’ex capo della polizia sia iscritto nel registro degli indagati per istigazione a rendere falsa testimonianza. Nutriamo il massimo rispetto per l’impegno che De Gennaro ha profuso sul versante della lotta alla mafia negli anni in cui ancora non era investito della carica di vertice del corpo di polizia. Ma proprio in virtù di tale incarico di vertice riteniamo che le sue dimissioni fossero doverose all’indomani dei fatti del G8, ben prima della sua rimozione/promozione e della sua iscrizione nel registro degli indagati. Sappiamo tutti che i processi non si stanno svolgendo serenamente, stante il muro di omertà eretto dagli indagati (in larga parte promossi…) e che da questi processi sarà improbabile, forse impossibile, riuscire a risalire alle responsabilità politiche di quei tragici eventi. Perché il problema si sa, e i tentativi di insabbiamento ne sono una indiretta manifestazione, è soprattutto di natura politica. Badate bene noi non siamo movimentisti. Né tantomeno vogliamo criminalizzare l’intero corpo di polizia, quantunque appaia evidente, visti i numerosi e reiterati episodi che si sono avuti negli ultimi anni (si pensi al caso di Federico Aldrovandi), la presenza qua e là di sacche di violenza, molto spesso a carattere marcatamente ideologico, all’interno del corpo. Il vicequestore Fournier dopo le sue dichiarazioni shock dichiarò di non aver parlato in precedenza per “senso di appartenenza”. Noi pensiamo che l’unico senso di appartenenza di un servitore dello Stato debba essere il rispetto della legalità, la lotta alla criminalità, anche quando si aggira vestita di rosso e di blu. Alla luce di questi fatti, la richiesta, da più parti avanzata, di una commissione di inchiesta sui fatti del G8 di Genova diviene sempre più  ineludibile. Verità e chiarezza è tutto quello che chiediamo. Verità sull’irruzione alla Diaz, sulle torture di Bolzaneto e sull’omicidio di Giuliani, frettolosamente archiviato con un’ordinanza dalle motivazioni surreali. Verità sulle responsabilità politiche e sulla catena di comando di quegli assalti squadristi che portarono in quei giorni alla <<più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale nel dopoguerra>> (Amnesty International). Serbiamo la memoria di questi eventi, perché fra non molto potrebbe venirci strappata anche quella.



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permalink | inviato da parteattiva il 10/7/2007 alle 0:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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